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Una volta c’era Liza Minelli che cantava I Wanna be a part of it/ New York New York, poi c’era Frank Sinatra, poi la ultra-pop Cindy Lauper, che aveva utilizzato anche il Metropolitan come set per la sua Girls just want to have fun. Ma New York è anche anima scura del freestyle, del rap e soprattutto dell’Hip Hop, la cui nascita come movimento culturale si fa risalire al 1973, proprio l’anno in cui uscì il primo articolo dedicato ai graffitari sulle pagine ufficiali del New York Times. E ora c’è un nuovo progetto di arte pubblica, stavolta non minimamente autorizzato, che ha preso vita in questi giorni, da parte di Jay Shells, creativo che passa da manifesti “public” affissi nel metrò alle grafiche per i brand, e che ha deciso di dedicare la sua passione per il rap e le sonorità correlate “omaggiando” la città di speciali cartelli rossi, con versi in bianco, che hanno tutto il tono dell’ufficialità delle affissioni “normali”. Anche la locazione dei nuovi pannelli metropolitani non è casuale, ma va a coprire le zone che sono state oggetto di liriche da parte di alcuni dei più famosi rapper newyorkesi come Kanye, Jay-Z, GZA, Mos Def, Nas e Busta Rhymes, solo per fare qualche nome.
Per ora i segnali sono trenta, ma sicuramente qualcuno se li porterà a casa in pochi giorni, mentre è probabile la loro “resistenza” di fronte al “pubblico ufficiale”; le forze dell’ordine non hanno ancora rimosso nulla, per esempio, a Brooklyn. Dove staziona, all’intersezione tra Broadway e Myrtile Avenue, sotto i binari della subway: I’m blacker than midnight at Broadway and Myrtle, di Mos Def.
«Questa è una mappa storica di sorta, di una delle tante culture che affollano New York» ha detto Shells. Che ha anche messo in conto di possibili furti, vandalismi e simili. Anche se, potremmo quasi metterci la mano sul fuoco, un “Rap Quotes” a New York, potrebbe quasi essere per sempre.














