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Ulrich Egger – Vorstadt
La ricerca di Ulrich Egger intende mettere in crisi le convenzioni della forma plastica mediante una commistione dei linguaggi artistici, tensione-coesione che negli ultimi anni è giunta a coniugare discipline antitetiche quali fotografia e scultura
Comunicato stampa
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La ricerca di Ulrich Egger intende mettere in crisi le convenzioni della forma plastica mediante una commistione dei linguaggi artistici, tensione-coesione che negli ultimi anni è giunta a coniugare discipline antitetiche quali fotografia e scultura.
In questa sua personale l’artista ha privilegiato opere di medio o piccolo formato che non per questo perdono in grandeur. Su superfici fotografiche e su campiture di nera grafite trovano posto degli innesti metallici che – rispetto al passato – non sono più corrosi dalla ruggine ma edulcorati attraverso l’uso del colore; in mostra anche numerose immagini con interventi cromatici, gestuali ed espressionistici, segni-energie che rivendicano la tradizione culturale dell’artista. Centro nevralgico dell’esposizione è un vorstadt [“sobborgo”] privo di toponomastica, uno spazio urbano dove aleggia il vuoto, l’oscurità, la solitudine e il silenzio. In esso ritroviamo dei cantieri edili in cui l’artista coglie l’attimo propizio di ogni palazzo (un carpe diem ormai sfuggente nell’incessante scorrere della costruzione). Immortalando il “non finito” si accentua l’ansia dell’attesa, quella di vedere ultimati gli edifici, così pure l’ansia del crollo, del cedimento strutturale.
Rispetto all’accumulo urbano, che si esplica nel “pieno” e nel “compatto”, gli edifici di Ulrich Egger sono dei simboli e in quanto tali si concretano nel vuoto. Sono entità dal carattere dimezzato, che difettano di qualcosa proprio perché il simbolo rimanda a qualcosa (d’altro) che lo completi.
«In tutti questi anni – ha scritto l’artista – mi sono dedicato anima e corpo alla scultura, intesa in un senso non canonico del termine. Il tramite adatto per dare un effetto plastico all’opera è la fotografia. In essa ho scoperto esattamente quegli elementi che da sempre cercavo nella scultura: spazi, volumi, ombre che prendono forma creando corpi e prospettive. Le strutture d’acciaio completano l’opera, la rendono intrigante, ma non ultima è la superficie nera, che è per così dire il terzo elemento: il basamento. Su questo “pianterreno” aggiungo materiali che danno al tutto il carattere di una “facciata” e ottengo la casa, la “mia” macchina abitativa. I miei quadri materici sono costruzioni, case, palazzi nel vero senso della parola». Ma poiché nell’architettura contemporanea il saper costruire non corrisponde più al saper abitare, le macchine abitative di Egger rinnegano la presenza umana e finiscono per diventare dei monumenti celebrativi.
In questa sua personale l’artista ha privilegiato opere di medio o piccolo formato che non per questo perdono in grandeur. Su superfici fotografiche e su campiture di nera grafite trovano posto degli innesti metallici che – rispetto al passato – non sono più corrosi dalla ruggine ma edulcorati attraverso l’uso del colore; in mostra anche numerose immagini con interventi cromatici, gestuali ed espressionistici, segni-energie che rivendicano la tradizione culturale dell’artista. Centro nevralgico dell’esposizione è un vorstadt [“sobborgo”] privo di toponomastica, uno spazio urbano dove aleggia il vuoto, l’oscurità, la solitudine e il silenzio. In esso ritroviamo dei cantieri edili in cui l’artista coglie l’attimo propizio di ogni palazzo (un carpe diem ormai sfuggente nell’incessante scorrere della costruzione). Immortalando il “non finito” si accentua l’ansia dell’attesa, quella di vedere ultimati gli edifici, così pure l’ansia del crollo, del cedimento strutturale.
Rispetto all’accumulo urbano, che si esplica nel “pieno” e nel “compatto”, gli edifici di Ulrich Egger sono dei simboli e in quanto tali si concretano nel vuoto. Sono entità dal carattere dimezzato, che difettano di qualcosa proprio perché il simbolo rimanda a qualcosa (d’altro) che lo completi.
«In tutti questi anni – ha scritto l’artista – mi sono dedicato anima e corpo alla scultura, intesa in un senso non canonico del termine. Il tramite adatto per dare un effetto plastico all’opera è la fotografia. In essa ho scoperto esattamente quegli elementi che da sempre cercavo nella scultura: spazi, volumi, ombre che prendono forma creando corpi e prospettive. Le strutture d’acciaio completano l’opera, la rendono intrigante, ma non ultima è la superficie nera, che è per così dire il terzo elemento: il basamento. Su questo “pianterreno” aggiungo materiali che danno al tutto il carattere di una “facciata” e ottengo la casa, la “mia” macchina abitativa. I miei quadri materici sono costruzioni, case, palazzi nel vero senso della parola». Ma poiché nell’architettura contemporanea il saper costruire non corrisponde più al saper abitare, le macchine abitative di Egger rinnegano la presenza umana e finiscono per diventare dei monumenti celebrativi.
25
febbraio 2006
Ulrich Egger – Vorstadt
Dal 25 febbraio al 26 marzo 2006
arte contemporanea
Location
GALLERIA DE FAVERI ARTE – LAB 610 XL
Sovramonte, Frazione Servo, 167/B, (Belluno)
Sovramonte, Frazione Servo, 167/B, (Belluno)
Orario di apertura
da martedì a domenica 15.30–19.30
Vernissage
25 Febbraio 2006, ore 17.30
Autore
Curatore




