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Rinnovato il logo, rinnovato il sito. Tra qualche decina di mesi una nuova, elegante casa, et voilà, il gioco è fatto. La mutazione del Whitney Museum passa anche dallo “snellimento” dei caratteri tipografici che hanno contraddistinto la sua identità dal 2000, assemblati da Abbott Miller. Che diventano sottilissimi, in una nuova icona creata dallo studio olandese Experimental jetset, assoldato dall’istituzione nel 2011, in vista del rinnovamento. Eppure questa doppia W aperta, che si presta ad essere girata sottosopra, completamente lineare e secca, non ha convinto di primo acchito i newyorkesi più critici, che sul blog Hyperallergic hanno ricordato come il nuovo logo del Whitney ricordi molto, anche nelle sue reclame ipotetiche, le collezioni di American Apparel, il marchio della moda senza fronzoli, semplice o, per i detrattori, sciatta. Dentro la nuova grande W del museo potranno trovare spazio tutti i contenuti “informativi”. Esatto, il logo non sarà fisso, ma si presterà alle varie necessità che le attività del Whitney richiederanno. Un logo che in qualche modo rappresenta un impulso, un battito, una congiunzione tra Europa e Stati Uniti: il profilo del cuore pulsante della Grande Mela, che passa da quello che ricorda essere un profilo industriale a un’onda. Una W “responsive”, reattiva agli stimoli, come promette di essere il nuovo profilo del Whitney. Senza dimenticare la storia, anche del vecchio logo.














