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Il “Decreto del Fare” piace a tutti o quasi, se si escludono i leghisti in caduta libera, Berlusconi compreso. Nell’agenda Letta ci sono finanziamenti per la piccola e media impresa per l’acquisto di nuovi macchinari per la produzione, fino a due milioni di euro per ogni singola ditta, con tassi di interesse dimezzati rispetto a quelli operati da normali fornitori. E poi migliaia di nuovi posti di lavoro, nell’edilizia e per le infrastrutture; poi una “terapia d’urto” per la giustizia paludata, come ha ricordato il Ministro Cancellieri, che con l’aiuto di giudici non togati e praticanti nei Tribunali smaltirà qualcosa come 100mila processi. C’è poi il vincolo della prima casa, che diventa sacra dall’atto di pignoramento, escluso però sui beni di lusso; poi anche la proposta di non aumentare l’IVA. E si continua con le norme sull’edilizia scolastica, a cui vanno 100 milioni di euro per la manutenzione degli edifici, mentre per le l’università si ampliano le possibilità di assumere personale docente con numeri che si aggirano intorno ai 1500 ordinari e 1500 nuovi ricercatori. Sul sociale si va verso la possibilità di agevolare l’iter per l’ottenimento della cittadinanza ai figli di immigrati e la riduzione delle bollette elettriche di 550 milioni di euro. Per le opere pubbliche invece saranno investiti 3 miliardi di euro, di cui 2 per quelle considerate strategiche. Ecco, finito. O meglio, i punti chiave del “fare” sono ottanta, e non è questa la sede più adatta per elencarli tutti, ma quello che balza all’occhio, e alle orecchie di chi oggi ha seguito i media, è che della voce “cultura” non si riscontra traccia. Sarà una nostra svista o per l’ennesima volta i giochi con il patrimonio italiano passano (o non passano proprio) per altre voci? Di ripartire da qui, ancora una volta, non se ne parla proprio, nonostante nell’ultimo anno spesso non si sia parlato d’altro!




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