La rivista Gomorra, pubblicata dalla casa editrice romana Meltemi, ha deciso, in concomitanza con le appena trascorse elezioni amministrative, di dedicare un numero monografico al capoluogo emiliano. Un volume che misura la temperatura di una città alle prese con il difficile compito di ripensare il proprio futuro. Venticinque articoli che tradiscono una sottile preoccupazione, per analizzare i dettagli di un momento culturale caratterizzato dall’urgenza delle scelte.
L’equilibrio tra sviluppo e urbanistica che caratterizzò Bologna nei decenni passati pare essersi rotto ed anche gli ultimi ribaltoni politici non hanno fatto altro che lasciare inalterata la questione. Dal resturo –mirabile, certo- del centro storico, dallo “sfondamento” architettonico del quartiere direttivo della regione Emilia Romagna di Kenzo Tange (portato a termine nel 1975) fino ad oggi poco di corraggioso è accaduto. Il desiderio, intimo, dei bolognesi, siano essi amministratori o
La forza centripeta che esercita il Santo Petronio ha, poi, ritirato a sé il museo d’arte contemporanea, prossimo allo spostamento intra moenia, nel cosiddetto Ex forno del Pane. Sarà abbandonato il suo luogo di nascita, quell’edificio progettato da Leone Pancaldi che proprio a ridosso del quartiere fieristico era stato pensato.
La rinuncia ai colli come luogo di espansione solo ad un primo esame appare figlia della volontà di preservare un’integrità ambientale, quando a guardar bene ciò che viene preservato è il privilegio degli abitanti di quelle splendide zone; mentre l’espansione verso nord, culla delle speranze urbanistiche degli ultimi anni, assomiglia più che altro ad un affondamento nella depressione padana.
Le statue recentemente collocate, di San Petronio, Padre Pio, Padre Marella (frate benefattore), Ugo Bassi sono i nuovi vigili di quartiere chiamati a vegliare sulla sicurezza dei bolognesi. La città profuma ancora di Stato Pontificio.
LA MOSTRA
Roberto Daolio e Mili Romano hanno poi selezionato 13 opere-progetto di altrettanti artisti (Alessandra Andrini, Nunzio Battaglia, Paolo Bertocchi, Annalisa Cattani, Vanessa Chimera, GlobaLab, Federico Maddalozzo, Sabrina Mezzaqui, Sabrina Muzi, Sandrine Nicoletta, Mili Romano, Sissi, Monika Stemmer, Adriana Torregrossa) impegnati nella personale interpretazione della città.
In Ben trovati (mostra che si è svolta alla Galleria Neon, sempre a Bologna, sino al 25 Giugno) Sabrina Muzi trasforma i cartelloni pubblicitari in schermi che amplificano una visione alterata, una mise en abîme dell’immagine urbana che non offre altro che la sua assoluta banalità. Il lavoro di Adriana Torregrossa svela la non-poi-tanto nuova faccia della periferia nord dove un palazzo si distingue per una monumentalità fatta di antenne paraboliche e segregazione. La mappa di Mili Romano, il progetto Apecar della memoria di Annalisa Cattani, la documuntazione della performance di Sissi, la rivisitazione della facciata della GAM di Alessandra Andrini e le altre opere per significare, come afferma Gregorio Scalise, che “gli occhi avranno un bel guardare, ma non vedranno niente, e la realtà dileguerà sotto gli occhi come la classica saponetta che guizza via dalle mani”.
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stefano questioli
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Il mio lavoro negli ultimi anni ha seguito il tema degli sconfitti. Dare luce a chi è sempre stato nell’ombra.
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Bene! Daolio propone nomi e volti nuovi..forse è questo il vero problema di Bologna..avanti così.E' bello come certe selezioni invece di evidenziare facciano il contrario, e i selezionati dovrebbero arrabbiarsi.