Categorie: altrecittà

fino al 1.V.2011 | Jack Sal | Action/Re/Action | Palazzo Morelli Fine Art | Todi(PG)

di - 15 Aprile 2011
Non c’è espressione d’arte senza intelligenza, afferma Jack Sal, (Waterbury, Connecticut 1954, vive fra New York Todi e Roma)  quando gli chiedo di esprimere un pensiero che identifica il suo lavoro,  la sua immagine di artista; un’arte, che non descrive una storia, nata da un concetto, da un’idea che si concretizza in forma visiva. Jack sorride, strizzando gli occhi e pare che il suo  sguardo, veda al di là di quello che tutti vedono, di quello che non sempre, forse, tutti comprendono nell’immediato. Parla delle sue nuove opere, create  per gli spazi di Palazzo Morelli, nella splendida cittadina di Todi, frutto di una poetica che affonda le sue radici nella fotografia, opere “uguali” fra loro, ogni volta diverse, in relazione a principi e intervalli  di reciproca spaziatura. Ed ecco, i  quadrati di pioppo naturale, ad accogliere bande chiare che riflettono la luce, bande che restano sospese in un campo di legno, “tele”di pioppo non trattato, il più povero in natura,  ora più chiaro, ora più scuro.  Le venature larghe, come il racconto di una  vita che non muore. Sfondo, che diviene opera, esso stesso. Linee enigmatiche, nastri bianchi stesi sempre in verticale, in fila come binari che attraversano il mare, come linee di partenza a diversi livelli, sono lì a raccontare l’agire minimale, l’azione dell’autore e la (Re) azione delle cose.

Perchè Jack, riduce al minimo l’intervento manuale e lascia all’oggetto, alla “cosa”, come la definisce Bruno Corà, il compito di creare, laddove, il demiurgo che tutto muove, diviene spettatore di un’opera, che si auto completa. Una banda adesiva, un cerotto di seta, quello usato per le medicazioni, collocato su  linee di colore  che lui stesso ha tracciato, il tessuto si imbeve di cromia e nascono  linee tremule di rosso, di blu, poi di giallo. La qualità fenomenica, appare nella sua trasformazione, espressione dell’effimero che ricalca la contemporaneità e il rimando è ad una poetica in divenire. I tre colori, sempre nella stessa sequenza cromatica, quelli fondamentali, da cui tutti gli altri hanno origine e nessuno prevale sugli altri, dice Jack. Linee tremule di colore e bande, come sentieri senza fine. Possibilità che la vita ci offre, scelte da operare, anche quando tutto sembra uguale.

Dove vanno le linee di Jack? Paiono strade dell’infinito, parallele che non si congiungeranno mai. Nastro di lucido cerotto, cui Jack affida il suo messaggio, operazione matematica, logica struttura e appare l’equilibrio, l’intradirezionalità delle linee, i principi gestaltici della vicinanza. Una serie di quadri, dalle dimensioni di  60×60 cm, dove le bande  ravvicinate ad occupare la parte destra dello spazio, via via si avvicinano al centro, fino a raggiungere il lato sinistro, aumentando la distanza fra di esse. Nelle opere di formato più grande, 120×120 cm, il linguaggio è quello di una sequenza, sempre in movimento, che riduce la distanza fino a raggruppare le bande al centro, per un dialogo che parla attraverso il codice  della fotografia. E, non a caso, è la luce a giocare un ruolo fondamentale nella visione dell’opera. Jack, sacerdote, di un’arte sussurrata, con la mente e il cuore, in un crocevia di pensieri, culture, sensibilità, memoria. L’ artista che grida a gran voce, quando  realizza il monumento per le vittime del Pogrom del 1946 e l’installazione Art & Memory 2006, in occasione della Giornata della Memoria. Lui, Jack Sal, ebreo, figlio di ebrei sopravissuti all’Olocausto, sperimentatore, innovatore, artista che cerca di fare il meno possibile nel suo lavoro. Lo dice scherzando. Forse, solo un poco.

cecilia ci

mostra visitata il 2 Aprile 2011

Jack Sal  Action/Re/Action


a cura di Bruno Corà


Palazzo Morelli Fine Art


Via del Duomo 23   Todi PG


tel. +39 3358354877
fax +39 075 808 6123


Ingresso: free admittance


orario di apertura: 9,30-13 16-19,30


tel. +39 3358354877
fax +39 075 808 6123


Palazzomorelli@gmail.com


Catalogo in galleria testi di Bruno Corà, Jack Sal e un’intervista all’artista di Thomas Butter

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