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Fino al 10.I.2019 | Osamu Kobayashi, At sea | A+B Gallery, Brescia

di - 7 Gennaio 2019
Una mostra di pittura: densa, “pittura-pittura” di grande impatto cromatico, astratta.
La mostra di Osamu Kobayashi “At sea”, alla galleria A+B di Brescia, è fatta di tele dipinte in modo determinato e vigoroso dall’artista, quadri dove pennellate decise delineano forme che appaiono essere in evidente tensione con i campi cromatici di sfondo e ne vengono “deformate”, mentre a loro volta “forzano” le campiture generando aloni di sfumature che li penetrano, espandendosi come aure, e fanno transitare dal metodo all’incertezza, sia del percorso che del risultato formale: il titolo della mostra “At sea”, ossia confuso-perplesso, dà conto del clima e dell’obbiettivo, mentre invita ad un’analisi e ad un confronto sul metodo e sugli elementi linguistici del discorso dell’artista.
Sin dal primo momento questi lavori propongono un confronto con gli stilemi, le regole compositive della pittura astratta, o meglio della figurazione astratta che, in una prospettiva storica, appare far parte della pittura in senso lato, dove le rappresentazioni della realtà, materiale e spirituale, si sono fuse e alternate tra fedeltà e immaginazione.
E qui sembra di percepire nelle opere dell’artista una lucida determinazione nel partire dalle regole per poi confutarle, nel creare la sensazione di certezza per poi negarla.
In una conversazione con l’artista colpisce, oltre alla lucida decisione con cui affronta un dipinto, anche la asserita volontà di essere anti-accademico. E in fin dei conti l’applicazione delle regole, cromatiche e compositive, dell’astrattismo, sia quello europeo che quello americano espressionista, sono storicamente ormai consacrate e accademiche, e sono certamente alla base della cultura dell’Industrial Design, alla cui scuola si è formato Osamu.
Ora, la volontà di partire da azioni e forme razionali, per poi insinuare una sorta di deviazione e il dubbio, si esprime nelle opere di Kobayashi in molti aspetti.
Osamu Koabayashi – At sea – vista della mostra A+B gallery – ph Alberto Petro
La composizione è per lo più simmetrica in partenza, lontana dagli equilibri compositivi e dalle esplosioni controllate dell’astrattismo, ed è costituita da forme monolitiche che, durante l’esecuzione, scompongono l’impaginazione iniziale e introducono vibrazioni come se stessero per muoversi (Eye Horizon ; Lady at Sea; Membrane)
Le pennellate larghe, sinuose e distese, richiamano la radice orientale della cultura dell’artista, ma assumono un aspetto anche tecnicistico, essendo dense, materiche, rugose al tatto e di lucida superficie (contrariamente a certa soave opacità dei tratti di pennello orientali); per sua stessa affermazione l’impostazione razionale e tecnica dell’esecuzione della pennellata, con cui si accinge a dipingere, assume deviazioni e deformazioni che paiono dovute al caso e a fattori endogeni ed esogeni nel rapporto tra la tela e l’artista (Beacon; Lady at sea; Membrane).
Come se ad un certo momento non sapesse governare, o meglio si facesse governare dall’andamento della stesura.
Le campiture di colori primari saturi – stilemi dell’astrattismo e verrebbe da dire simboli della certezza (Lady at sea) – hanno la consistenza tattile di solchi per l’incisione di dati e si confrontano con le campiture di colori lisci, sfumati, compositi.
Appaiono così sfumature di turchese, di azzurro-cielo, di gialli-aureola, aranci-sfumati,verde-acqua (Lady at sea), di magenta che diventa rosa-cipria (Beacon), di levigata consistenza, e il tutto sembra richiamare una contemporaneità fatta di oggetti di plastica e metallo, lucidi al tatto e alla vista: oggetti di consumo, cromie antiaccademiche, concessioni al gusto corrente rispetto al bello consacrato.
A questi si associano le deformazioni degli elementi geometrici e dei monoliti, che hanno attraverso gli aloni sfumati un richiamo alla rappresentazione del “movimento incipiente” dei comics.
Un po’ come se assistessimo ad una sorta di “astrattismo 4.0”, post-digitale con un forte accento “pop”.
Non manca in questi quadri anche un lucido gioco volto a generare illusioni ottiche, con cerchi o spirali concentriche, che conducono in profondità a punti di fuga, a vertici di generazione che sorprendentemente si spostano alla fine, negando la prospettiva e la simmetria stessa.
Per l’artista non si tratta solo di un gioco ironico, ma di un’esplorazione del limite, prima della tecnica e poi della ragione: una sorta di lotta tra il caso e la necessità.
Come se sfidasse sé stesso e l’osservatore a percorrere le vie programmatiche della razionalità deviando durante il tragitto. Una mostra da vedere. E anche da dibattere.
Marco Ticozzi
Mostra visitata il 10 dicembre 2018
Dal 24 novembre 2018, al 10 gennaio 2019
Osamu Kobayashi
AT SEA
A+B GalleryBrescia
Via Gabriele Rosa 20, Brescia
Info: Gallery@aplusb.it – www.aplusbgallery.it

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