Degno di attenzione il progetto portato avanti dalla Galleria delle Battaglie, che a Brescia ha scelto di sostenere i giovani artisti italiani dando loro più visibilità possibile. E’ ora il turno di Mirko Baricchi (La Spezia, 1970), pittore capace di illustrare il suo diario personale, tramite un racconto quasi fantastico, che attinge alla memoria collettiva e individuale. I simboli evocati, infatti, sono per lo più temi ricorrenti che provengono direttamente dalla fiaba: se la bellissima scultura in ferro Invidia ricorda Pinocchio, il coniglietto non può che far pensare alla favola di Lewis Carroll. Pinocchio in particolare, è un tema ricorrente, riproposto quasi sempre nei panni di burattino bugiardo e somaro, con le orecchie da asino, deriso da tutti. Sembra che l’artista lo voglia ricordare nel momento culminante della suo percorso formativo, che corrisponde senza dubbio alla metamorfosi asinina. È questo infatti il momento in cui Pinocchio raggiunge il picco della propria vergogna, in cui affronta la falsità del mondo esterno, ponendo le condizioni per una nuova maturazione.
Poi c’è il coniglio, che un po’ ricorda quello di Alice, sempre pronto a fuggire, facendo venire voglia di inseguirlo. E ancora oggetti personali, sedie, scarpe, utensili domestici, un cane. Elementi che suggeriscono protezione, come la casa stilizzata e la scritta home, tutti ridotti ad uno stile elementare. Messi insieme sembrano come tanti scarabocchi, cancellature, dimenticanze, riunite insieme in una pagina di diario. Non mancano delle annotazioni, parti di testo, riflessioni, scritte in fretta, in una calligrafia illeggibile. Incomprensibile tanto quanto ciò che è scritto nei ballon, che contengono solo enigmatiche X.
Tutto è ridotto a segno, quel “segno solitario” che Baricchi ha tanto ammirato in Tapis, Kiefer, Twombly. Con loro condivide quei graffiti e quelle iscrizioni che avevano caratterizzato, tra l’altro, la sua precedente carriera di illustratore, in Messico. Tali segni, tiene a precisare l’artista, sorgono dall’inconscio e non hanno nulla di divino. Nascono piuttosto dal dialogo tra esperienza vissuta e vita quotidiana, che sulla tela, si traduce in visioni istantanee, non prive di burlesca provocazione.
valentina rapino
mostra visitata il 21 novembre 2005
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