Dieci tele dipinte ad acrilico. Ogni tela rappresenta un oggetto diverso. Ogni oggetto è dichiaratamente inutile. La personale dell’artista Mara Aghem (Torino, 1977), che la Galleria Fuorizona presenta per il terzo appuntamento stagionale, è ricca d’ironia. L’impressione è che le tele siano delle locandine pubblicitarie stampate. Questo effetto è ottenuto grazie all’utilizzo di tinte sgargianti e piatte, dove l’ispirazione pop si mescola con quella pubblicitaria e l’attenzione per l’aspetto grafico. Ma non è grafica, è pura pittura. Non esiste un tema o un vero senso narrativo, l’artista si concentra sugli oggetti e li trasforma in prodotti che vendono illusioni. L’uso divertente delle citazioni, un po’ grottesche e provocanti, non è mai banale e non lascia spazio ad intermediazione critica, perché semplice ed immediato.
Gli spot pubblicitari sono tutti in inglese, da sempre lingua preferita dell’artista, e vanno dal rossetto adesivo per chiudere la bocca, all’interruttore del cervello per smettere di pensare; dalla torta nuziale per single (con sfondo nero, è ovvio) destinata a zitelle compiaciute, fino ad un pacchetto di patatine vuoto, per la migliore delle diete! Si tratta di una rappresentazione che nasce dal bisogno di concentrarsi su soggetti/oggetti familiari, ma anche di un modo per esprimere un dissenso cinico verso gli aspetti standardizzati del nostro vivere comune.
La sua ricerca parte dal disegno, dal fumetto, dalla scuola dei grandi illustratori editoriali, dei più attuali commentatori grafici, da cui la Aghem prende spunto per reinterpretarli in modo attuale e in pittura, con uno stile fresco e personale, riuscendo ad esprimere con disincanto e arguzia le proprie opinioni sociali e generazionali. I cliché sono per l’artista motivo di confronto, di riflessione, e il suo studio consiste nel risolvere problemi visivi servendosi di un’ampia gamma di stili e combinazioni diverse, mescolata ai simboli del nostro inconscio collettivo.
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