Categorie: altrecittà

fino al 12.III. 2005 | Mustafa Sabbagh – solo carne | Modena, galleria 42 contemporaneo

di - 11 Marzo 2005

Tranci di corpi, brani di pelle pallida e olivastra, seni, volti, ventri, peni. Carne, indagata in tutti i modi. Carne sparsa sul pavimento e soltanto su quello. E’ curioso il fatto che un fotografo di moda e alla moda come Mustafa Sabbagh, dall’origine giordano-palestinese ma dall’imprinting britannico, collaboratore di numerose testate fashion e formatosi a Londra come assistente di Avedon, si distacchi dallo scatto glamour patinato e dagli effetti di fittizia bellezza, per costruire ritratti di soggetti più che normali colti nella loro perfetta imperfezione. Che può essere la sproporzione di un dettaglio fisionomico, la vacuità di un’espressione, la naturalità dimessa e la consapevolezza di non rispondere ai canoni di una bellezza canonica. Ma è proprio così.
Del resto è questa la via che sta seguendo anche Juergen Teller –a lui vicino negli anni londinesi – fotografando top model come Kate Moss o Stephanie Seymour in una certa intimità lontana dalle attitudini star system. La bellezza nelle foto di Sabbagh sta nel difetto ingrandito, nell’imprecisione anatomica, nella realtà cruda e fissata così com’è, senza orpelli di sorta, senza trucchi né artifizi. Uno scatto spontaneo, semplice e fresco per trattenere un’umanità spogliata, gente comune bellissima nella sua fragilità esibita, senza sfondi né contesti, solo corpi, che sorridono, piangono e vivono le emozioni sul viso, nudi senza imbarazzo e tremendamente caldi. E talvolta, qua e là, piccoli pezzi di paesaggio sparsi tra le membra, perché il mondo è tutta pelle negli scatti di Sabbagh e il paesaggio è la pelle del mondo. Una carnalità viva che pulsa, illuminata da tagli di luce sapientemente modesti e impietosi, genialmente non predefiniti, una ricerca attenta senza alcun intervento modificatore al computer. Una visione che si concede solo il flash, usato con maestrìa. E che si fa calpestare. Con un’enorme installazione che costringe lo spettatore a piegarsi per osservare e ad assumere una posizione obbligata, l’artista mette in dubbio la realtà fotografica e dà valore alla sostanza più che alla pratica. Ed era ora che qualcuno rimettesse la fotografia al suo posto. Per terra, come pratica avvicinabile, raggiungibile, vicina alla normalità. Dissacrandola, Sabbagh in realtà la riporta con un processo di mediazione percettiva al suo significato originario. Quello di fermare solo la realtà così com’è e nulla di più.

francesca baboni
mostra visitata il 4 marzo 2005


Mustafa Sabbagh – Solo carne
A cura di Patrizia Silingardi
Galleria 42 contemporaneo, via Carteria 42 ( Modena)
Tel. 059222199 e-mail galleria42@fastwebnet.it
www.galleria42.it
catalogo in galleria Artestampa editore
progetto grafico Marco Mango
traduzioni Stefano Pasquini


[exibart]





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