“Il grande Burri, parco di parole e vorrei dire avaro (ma dirò meglio giudizioso) nella stima, non era facile all’elogio verso i propri colleghi, e neanche verso i suoi più immediati predecessori. Né era così disponibile a tutti i rapporti”. Queste parole aprono il breve saggio del curatore Maurizio Calvesi nel catalogo della mostra, e sembrano curiosamente negare fondamento al tema stesso sul quale si basa l’idea dell’esposizione, ovvero documentare l’opera di artisti che Alberto Burri (Città di Castello, Perugia, 1915 – Nizza 1995) stimava, anche fra suoi predecessori, o che frequentava e di cui era amico. Del resto, chi conosca anche superficialmente il grande artista umbro, non può che convenire con Calvesi su questa immagine di una figura schiva fino alla misantropia e chiusa, salvo rare eccezioni, agli aspetti sociali dell’arte. In quest’ottica, una mostra come questa, allestita nell’ambito delle celebrazioni per il decennale della morte di Burri, potrebbe apparire pretestuosa: tuttavia non mancano spunti di un certo interesse.
Innanzitutto contribuisce a configurare un background culturale e visuale, anche se la parata di grandi nomi, da Paul Cézanne a Kurt Schwitters, da Pablo Picasso a Giorgio Morandi, sembra proporne uno piuttosto standardizzato, dove è difficile cogliere indicazioni precipue sui gusti dell’artista.
Inoltre, anche se spesso sfuggono alcune connessioni, la sezione dei “contemporanei” contribuisce comunque a ricostruire un certo milieu in cui Burri operava, con opere significative che vanno dalla Scuola Romana a Ben Nicholson, fino ad Afro, Prampolini, Calder, Mannucci.
Più interessante, anche per la ricca documentazione pubblicata nel catalogo, è la rievocazione della breve vicenda del gruppo Origine, forse l’unico momento “collettivo” che abbia visto Burri protagonista, con Ettore Colla, Mario Ballocco, Giuseppe Caporossi. Del tutto incidentali, infine, alcune presenze, come quelle di de Kooning, Bacon, Beuys, Kiefer, dei quali sfugge qualsivoglia attinenza all’assunto della mostra, e che anzi contribuiscono ad indebolire un’iniziativa che, in ultima analisi, non si può non definire controversa. A dare sostanza a queste celebrazioni contribuirà comunque una grande mostra dedicata a Burri, che sarà ospitata da dicembre a Roma presso le Scuderie del Quirinale. Appuntamento nella Capitale, dunque, con uno dei più grandi artisti che l’Italia ha avuto nel secolo passato.
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