Categorie: altrecittà

fino al 15.I.2012 | Éric Poitevin | Roma, Villa Medici

di - 12 Ottobre 2011
Tutto può essere un soggetto. La domanda è come si arriva alle cose. Questo è ciò che mi interessa: isolare il soggetto dalla società e dal paesaggio, forse per guardarlo meglio o per guardarlo veramente”. É indiscutibile il fatto che Éric Poitevin (Longuyon, 1961; vive e lavora a Mangiennes) riesca nel suo intento: isolare il soggetto fotografato per esaltarne l’evidenza, senza ricadere in una dinamica di decontestualizzazione spaesante, ma con l’intento di presentare più che rappresentare e di dar voce, attraverso l’osservatore, a immagini silenti, senza titolo, che non hanno bisogno di essere definite e che catturano lo sguardo e l’attenzione per la loro spiazzante prossimità.

Tra le sale, la scalinata e i corridoi delle Grandes Galeries di Villa Medici si sviluppa il progetto espositivo curato da Éric de Chassey, legato alla decima edizione del Festival Internazionale di Fotografia di Roma che quest’anno ha come tema Motherland.

La personale interpretazione della Madre Terra di Poitevin ha inizio dagli scatti della serie Religieuses realizzati tra l’89 e il ’90 a Roma, quando l’autore fu borsista presso Villa Medici. Già in questa prima sala, forse la meno equilibrata dal punto di vista allestivo, emerge una delle peculiarità del fotografo francese: il suo continuo guardarsi alle spalle, nel contesto labirintico di immagini e fascinazioni che la storia dell’arte, passata e presente, ci offre. Negli austeri profili in bianco e nero delle suore, ritroviamo  una rivisitazione del ritratto quattrocentesco e un’allusione ad una dimensione ultraterrena che si incontra con due porzioni di paesaggio di grandi dimensioni, che rimandano all’eccezionalità della natura che ci circonda e di cui quotidianamente l’autore fa esperienza, nei pressi della sua abitazione a Mangiennes. Lo stesso bosco è il soggetto di sei scatti monumentali disposti suggestivamente lungo la scalinata, che Marco Delogu ha definito come “paesaggi senza geografia”, dove la rigogliosa e non addomesticata vegetazione occupa l’intero campo visivo.

Attraverso una luce neutra, che riduce al minimo l’artificio fotografico, Poitevin ci catapulta in uno spazio essenziale, quello del suo studio, e in uno più complesso, quello appena citato del bosco. Nel primo fanno il loro ingresso animali appesi nell’atto dell’iugulazione, cervi esanimi disposti su piedistalli, cerbiatti vittime dei cacciatori; ma anche donne e uomini, immortalati secondo i dettami del classico ritratto autonomo, che dialogano tra di loro e con il fruitore attraverso un intenso gioco di sguardi.

Nudi di profilo, di spalle, distesi, nella loro più concreta carnalità, senza alcun filtro, mostrano il loro derma ancora segnato dalle tracce degli abiti che, sino a pochi minuti prima dello scatto, erano lì a mascherarne la naturale condizione del loro essere al mondo. Questa “maniera”  di catturare il corpo evidenzia non solo l’introiezione, da parte dell’autore, della fotografia dello scorso secolo, ma rievoca anche le grandi tele della pittrice inglese Jenny Saville.

Il cammino si conclude con una serie dedicata a teschi umani, dunque alla vanitas, a quella che da secoli è la rappresentazione simbolica della caducità della vita, dell’effimera temporalità dell’esistenza, lasciando al visitatore la facoltà di interrogarsi ancora una volta, durante il suo procedere a ritroso, sul percorso che ha compiuto attraverso gli scatti di Poitevin.

valentina piccinni
mostra visitata il 6 ottobre 2011
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dal 23 settembre 2011 al 15 gennaio 2012

Éric Poitevin – Fotografie

a cura di Éric de Chassey

Grandes Galeries – Accademia di Francia a Roma (Villa Medici)

Viale Trinità dei Monti, 1 – 00187 Roma

Orari: da martedì a domenica 10.45 – 13.00 | 14.00 – 19.00 | giovedì fino alle 21.00

(la biglietteria chiude trenta minuti prima)

Ingresso: intero € 6, ridotto € 4.5, meno di 25 anni € 3

Info pubblico: tel. + 39 06 67 61 1

www.villamedici.it

Info stampa: tel. + 39 06 67 61 291 stampa@villamedici.it

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