L’oro è da sempre considerato simbolo di potere e regalità, sia per il suo valore astratto che per il suo valore intrinseco. In questa ottica l’oreficeria era considerata il mezzo con cui ostentare ricchezza. Proprio per questo motivo oggetti personali come orecchini, fibule, spilloni, armille e collane andavano ad arricchire i corredi funebri dei defunti.
La mostra ripercorre la storia dell’oreficeria Etrusca a partire dall’VIII secolo a.C., momento in cui le popolazioni tirreniche entravano in contatto con le maestranze orientali che introducevano novità tecniche e figurative nella lavorazione dei metalli. Da questo momento la filigrana, la godronatura e la granulazione si affiancavano alle più tradizionali tecniche dell’oreficeria e si assisteva all’introduzione di elementi decorativi nuovi e motivi geometrici.
Nell’Etruria meridionale si poteva notare una forte ricettività dei modelli orientali ma, a partire dalla metà VII secolo a.C., il principale centro orafo etrusco era Vetulonia.
La produzione orafa di Vetulonia era contraddistinta dall’ampio uso del pulviscolo, tecnica che permetteva di realizzare ricchi repertori figurativi in spazi molto ridotti. Tra le tecniche diffuse dalle maestranze orientali compare anche la filigrana ampiamente usata per la realizzazione di armille indossati sui polsi. In mostra le due principali tipologie di armille: “a nastro trinato ”, con fettucce in lamina liscia raccordate da particolari in filigrana e chiuse da elementi decorativi, e “a tubolare”, con superficie liscia o decorata.
Oltre ad una serie di pezzi provenienti da Vetulonia – oggetti già esposti in questa città – può ammirare una serie di monili provenienti dal Museo Archeologico di Firenze e dal Museo Archeologico di Arezzo.
Tra i 24 pezzi toscani figurano una serie di oggetti
L’esposizione si conclude con una serie di gioielli realizzati da alcune ditte di Arezzo. I pezzi, di evidente ispirazione etrusca, testimoniano l’oramai consolidata tradizione orafa di Arezzo.
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margherita melani
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