Frutto della perseveranza di Lia De Venere,
in collaborazione con Antonella Marino e Giustina Coda, tutte docenti dell’accademia,
questo progetto low budget
rappresenta un bignami sulla storia dell’arte più recente, frutto di una
ricognizione, iniziata qualche anno fa, delle collezioni più interessanti del
territorio e materializzatasi attraverso settanta opere, prodotte dagli anni
’60 a oggi. Mancano totalmente all’appello testimonianze dalla straordinaria
collezione di Angelo Baldassarre, impossibilitato a collaborare per la tarda
età; ma l’assenza giustificata suggerirebbe una futura rassegna, dedicata solo
al suo tesoro.
Nelle sale del convento sono allineate
opere di discrete dimensioni, secondo un percorso tematico, diviso in sei aree,
cadenzato da “pratiche” analogie tra linguaggi o soggetti, che generano un
certo effetto pot-pourri. Una
sequenza cronologica o comunque un rigore maggiore nella selezione avrebbe
sicuramente esaltato la forza di alcune opere più interessanti, ingoiate dalla
moltitudine di generi, supporti e livelli qualitativi differenti.
Si coglie con piacere che alcuni
collezionisti – tutti anonimi sulla carta – abbiano investito, in tempi non
sospetti viste le datazioni, negli allora emergenti Beecroft, Arienti, Chiesi, Cagol, Saraceno, Bianco-Valente, Botto & Bruno, Perino &
Vele, o in classicisti
ammiccanti come Mariani e Montesano; altri hanno puntato alla
ricerca ormai storicizzata, quella concettuale, poverista, informale – da Pascali a Boetti, Festa, Isgrò, Angeli, Arman, Rotella, Salvo, Schifano, Paladino, Beuys, Ceroli, Chia, De Maria, Pistoletto, Kounellis, Sol LeWitt, Pizzi Cannella, Agnetti, Ben, Accardi, Andre – chi ha ceduto a un più
modaiolo investimento, alla fotografia come alla pittura, acquisendo opere di Basilico, Abdul, Mapplethorpe, Morimura, Brus, Fen o Dormice, Brown, Quinn, Hatoum, Hirst, Haring, Plensa, Fischli & Weiss.
Sono esposte testimonianze di artisti di area pugliese di ogni
generazione, tra cui, veramente apprezzabili, quelle di Capogrosso, Spagnulo, Dellerba, Zaza, Albanese, De Gennaro, Teofilo. E
la scoperta che alcuni noti artisti autoctoni non siano rappresentati ha
scatenato l’ira degli assenti. Ma il collezionismo è soprattutto “gusto”,
empatia naturale che orienta frequentemente anche la curatela. E del gusto, è
inutile dirlo, non si discute.
giusy caroppo
mostra visitata il 21 gennaio 2011
dal
21 gennaio al 20 febbraio 2011
Il
giardino segreto. Opere d’arte dell’ultimo cinquantennio nelle
collezioni private baresi
a
cura di Lia De Venere
Museo
Archeologico – Convento di Santa Scolastica
Via
Venezia – 70122 Bari
Orario:
tutti i giorni ore 17-20; domenica ore 11-13
Ingresso libero
Info:
tel. +39 0805235786; extrartes@gmail.com
[exibart]
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