Borgovico33 ha inaugurato a febbraio la rassegna Direct Architecture. Politics and Space, proponendo per Como un tema importante. La città infatti, incuneata tra il lago e le montagne, presenta dei limiti oggettivi verso l’espansione. Deve inoltre fare i conti con le caratteristiche romaniche e medievali del centro storico da un lato e con l’eredità razionalista dall’altro.
Ed ecco che accoglie con curiosità l’idea del giovane architetto spagnolo Santiago Cirugeda (Siviglia, 1971), in risposta alla domanda del curatore della mostra, Marco Scotini, di pensare ad una soluzione che permetta alla collettività di riappropriarsi dello spazio urbano. L’artista presenta il progetto di una casa che ognuno, almeno a livello teorico, è in grado di costruire da sé e in qualsiasi luogo. Tema a lui caro è infatti la realizzazione di un diritto fondamentale ed universale: quello di abitare.
Le sale della chiesa seicentesca, sede dell’Associazione, ospitano un vero e proprio cantiere, in cui è possibile osservare tutti gli strumenti e i materiali che costituiscono l’unità abitativa: assi di legno, travi, guanti, sanitari, arredi, addirittura un argano…
Cirugeda ha lasciato per i visitatori, tramite un video di animazione, le “istruzioni di montaggio”. Dei personaggi di plastica, fac-simile dei famigerati Playmobil, costruiscono sul tetto di un palazzo la casa progettata dall’artista, mentre appaiono i minuziosi sottotitoli che descrivono le modalità operative e i materiali specifici (“barre filettate diametro 8 mm”, “minimo 6 persone”, “ricordarsi di usare i guanti”). Alla fine delle loro fatiche i protagonisti del video festeggiano con una grigliata con vista panoramica sulla città. Il divertente e accattivante video, a cui nulla manca per essere verosimile, si conclude con dei fermo-immagine in bianco e nero, come se si trattasse di fotografie scattate durante i lavori.
Un secondo filmato riprende un gruppo di studenti della Nuova Accademia di Belle Arti di Milano che, seguendo le istruzioni del primo, costruiscono effettivamente l’abitazione all’interno dello spazio espositivo, poi smontata prima dell’inaugurazione.
Quello che rimane è una “ricetta”, un oggetto nella dimensione della possibilità, che si dà al pubblico nella formula dell’evento.
La proposta di Cirugeda suggerisce che arte e architettura entrino a pieno titolo nel discorso sociale, ed anzi declinino ad esso le proprie priorità. Si tratta inoltre di un contributo provocatorio all’architettura, che spesso scinde i problemi funzionali e ingegneristici da quelli estetici, e entrambi dal rapporto con il tessuto urbano e sociale, senza porsi di conseguenza come arte autonoma.
Il progetto, fertile spunto per diverse discipline e che ha in questa molteplicità la sua forza, rischia di rimanere sottomesso a un’ideologia. L’auspicio è che arricchisca future realizzazioni concrete.
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Il sito di Cirugeda
anna m. colombo
mostra visitata il 10 maggio 2007
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