Categorie: altrecittà

fino al 21.V.2011 | Simon Fujiwara. Phallusies (An Arabian Mystery) | Milano, galleria Giò Marconi

di - 26 Aprile 2011
Un antico sito archeologico, uno studio, un laboratorio quasi abbandonato, più in là si sentono della voci, si tratta di un racconto. Simon Fujiwara (Londra 1982) artista metà giapponese metà inglese, muovendosi su registri che vanno dalla conferenza, alla performance, dall’installazione scultorea, alla parola scritta, alla testimonianza fotografica, negli spazi della galleria Giò Marconi ci fa rivivere una scoperta che forse qualcuno ha voluto nascondere. Figlio di architetto, questa disciplina è diventata la chiave di volta della sua relazione parentale presentandosi come qualcosa di profondamente personale del suo lavoro. Come afferma l’artista “mi piace l’importanza che dai agli aneddoti. L’intrecciarsi di autobiografie e produzione artistica comincia a rivelare il modo in cui crei i tuoi lavori […] per quanto riguarda la sessualità tendo in gran parte ad affrontare temi assurdi nel mio lavoro, come in una sorta di sfida per trovare una voce personale tra le cose che sono importanti per la maggior parte di noi, sia che si tratti della famiglia, della storia, del nostro ambiente e ovviamente del sesso”. Freud affermava che la sessualità è pilastro fondamentale di tutta la psicologia umana, per di più anima l’inconscio. A volte però la sua rappresentazione e manifestazione è ancora un tabù, e di conseguenza, l’arte erotica non è tra gli argomenti principali della storia dei popoli, in questo caso si fa riferimento alla storia dell’Islam. Anni fa, furono rinvenuti reperti di forma fallica in Arabia Saudita, scomparsi misteriosamente dal sito archeologico nell’emirato di Assir. Si trattava anche di un monumento unico, che avrebbe potuto essere un oggetto di culto fallico o una colonna spezzata, ad ogni modo la sua scomparsa provocò una serie di teorie cospirative e accuse di censura. Nell’installazione Phallusies, Simon Fujiwara riprende questa storia con lo scopo di mettere in discussione la natura soggettiva della verità considerando che questa non è sempre un dato oggettivo e che a volte per essere compresa necessita di essere “riprodotta”. Il video viene mostrato in una stanza attrezzata come un laboratorio, simile allo studio di un archeologo. Qua e là sui tavoli ci sono tazze di ceramica con maniglie a forma di fallo, fotografie sparse su una bacheca, quasi appunti di viaggio; nell’altra stanza, fotografie a contenuto erotico mostrano un gruppo di uomini ricostruire un fallo in polistirolo di grandi dimensioni, lo stesso ripreso nel video. Infine, nell’ultima stanza,  in  cui sembra di trovarsi tra le antiche rovine di una città sepolta dal tempo, emerge un’enorme scultura totemica a forma fallica. 

Tipico dell’artista, come in quest’opera, è costruire un luogo dentro un luogo, creare all’interno di un ambiente un terreno privato, per più persone. In nessun punto il suo lavoro ci permette di distinguere la realtà dalla finzione. Fujiwara sottolinea il ruolo che l’interpretazione soggettiva gioca nella storia, sia personale che pubblica. Attraverso la narrazione giungiamo alla conoscenza di una storia che rimane ancor oggi un mistero.

tiziana leopizzi

mostra visitata il 12 aprile 2011


dall’otto aprile al 14 maggio 2011

Simon Fujiwara – Phallusies (Un Mistero Arabo) 2010-2011

GALLERIA GIO’ MARCONI

Via Alessandro Tadino 15 (20124)

Orari: da martedì a sabato: 10:30 –  12:30; 15:30 – 19

Ingresso libero

Info: tel+39 0229404373, fax +39 0229405573;

info@giomarconi.com

www.giomarconi.com

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