Categorie: altrecittà

fino al 22.VII.2007 | Artética | Porto Cesareo (le), sedi varie

di - 11 Luglio 2007

L’ombra della verità, la condizione latente di ogni autoevidenza, è il luogo dei confini, dei margini, della differenza tra la luce del visibile e la visione interrotta, mediata, negata. Nell’arte, come nell’esperienza sensibile, v’è però la possibilità di una percezione alterante, di un impulso a cercare e descrivere l’altro, il resto.
Ragionando sull’idea di sconfinamento, in una terra costiera che priva l’orizzonte di ogni limite, emerge il paesaggio di Artetica, esposizione dislocata nello spazio urbano del comune di Porto Cesareo, animato dalle opere di Meris Angioletti, Francesco Arena, Beatrice Catanzaro, Andrea Sala ed Enzo Umbaca.
Costruire spazio nello spazio, inventare l’esistenza nei perimetri dell’abitare: il presupposto di ogni intervento produce una promessa di trasgressione, a volte compiuta, a volte simulata, comunque, in ogni caso, allarmante. Si calpesta il territorio fiutandone le voci, i colori, le forme dell’architettura e la geografia rurale, mentre matura, lucida ed eloquente, una prospettiva inedita che rivela la presenza di una vena oscura al di sotto dell’incanto paesaggistico. Gli artisti sollevano la polvere della conformità sociale e dell’etica silenziosa e consunta a vantaggio di un nuovo fare, di un ethos della differenza, oppure di una artetica (se accogliamo l’idioma salentino che traduce il termine in “dinamismo”, “irruenza” o “impulsività”).
Sul Palco di Francesco Arena (Mesagne, 1978), torre in acciaio di oltre quattro metri, si esibisce la cruda ironia di uno spazio compresso e serrato: all’interno i 328 metri quadri di parquet racchiusi nella struttura metallica sono la mimesi stridente della realtà industriale dello stabilimento ILVA, azienda siderurgica tarantina. Un po’ come era stato per l’intervento di Francesco Carone per l’antesignana iniziativa pugliese Fronte del porto, l’opera guarda al mare. Esposta su un molo nel porto della città, essa trattiene in sé l’urgenza di una visione libera, di uno sguardo dall’alto su quanto è nascosto dentro gabbie e silenzi. In questo modo l’estetica della posizione diventa voce-non-ufficiale, estroversione della parola non detta ma potenziale.

Decostruire è soprattutto creare altrimenti nel tentativo di apertura verso nuove logiche e linguaggi. Artetica fa uso del sottotitolo “descrivere il resto” per rispondere all’esigenza di una contaminazione dell’identità territoriale attraverso operazioni impreviste, non codificate. “Ma bisogna tener conto del resto, di ciò che si lascia perdere, non soltanto nel contenuto narrato dalla scrittura (il significante, lo scritto, la lettera) bensì anche nell’operazione di scrittura”. Ad affermarlo è Jacques Derrida (1975), iniziatore del pensiero eterologico e della decostruzione, che ben conosceva l’opportunità alterante della scrittura. Nell’arte, in particolare, tale occasione deriva dal processo creativo con cui un soggetto impone una traccia, disegna un motivo supplementare rispetto alla realtà. Ecco che il resto emerge come cesura, buco, interruzione del dramma: ci piace come alcuni artisti in mostra abbiano saputo attraversare le maglie del sistema collettivo riscrivendo una storia in grado di “narrare il silenzio”.
Andrea Sala (Como, 1976) installa, su alcuni abusi edilizi, strutture in ferro fluorescenti che definiscono la soluzione di una forma interrotta. Beatrice Catanzaro (S. Donato Milanese, 1975) rilegge i invece i luoghi comuni, le opinioni, le credenze e le superstizioni: con l’opera Mamma li Turchi, allestita su una piccola spiaggia della cittadina salentina, l’artista rivolge lo sguardo ai nuovi “nemici”, al venire dell’altro che inquieta la comunità (il riferimento è ai punkabbestia). Luigi Presicce (Porto Cesareo, 1976), in un intervento parallelo all’iniziativa, nell’opera Golfo mistico, interroga invece la croce e il rosario, con un’installazione collocata in mare che aggiunge una narrazione religiosa al folklore locale dei pescatori.

La mostra, curata da Katia Anguelova e Alessandra Poggianti, insegue la cultura del territorio senza deformarla, ma offrendo un singolare angolo d’osservazione. Concepite e realizzate in armonia e collaborazione con le maestranze locali, le opere contribuiscono alla proposta di un’ottica, di un’ironica ipotesi di verità, sebbene l’acquiescenza con cui rispondono alla dimensione urbana tende a renderle un po’ afone e a piegare la loro logica antinomica ad un dir-bene della terra che era da alterare.

articoli correlati
Fronte del Porto

roberto lacarbonara
mostra visitata il 30 giugno 2007


dal 30 giugno al 22 luglio 2007 – Artética. Descrivere il resto
a cura di Katia Anguelova e Alessandra Poggianti
Porto Cesareo (Lecce), sedi varie – informazioni: Associazione Bonasorta – arteticadescrivereilresto@gmail.com
tel: +39 3336174872


[exibart]

Articoli recenti

  • Fumetti e illustrazione

Alla RUFA di Milano un nuovo ciclo di talk sul fumetto: si parte con Francesco Poroli

Nella sede della RUFA a Milano, al via una nuova rassegna dedicata al fumetto contemporaneo e all'illustrazione, tra creatività, controcultura…

17 Marzo 2026 12:30
  • Mostre

Apparizioni. Le sculture di Claudio Palmieri abitano le Case Romane del Celio

Claudio Palmieri presenta una selezione di sculture in un sito archeologico di Roma, per una mostra che unisce l’unicità di…

17 Marzo 2026 11:30
  • Attualità

178 artisti della Biennale di Venezia 2026 chiedono l’esclusione di Israele

Una lettera firmata da quasi 180 partecipanti alla Biennale d'Arte 2026 di Venezia chiede l’esclusione di Israele: tra i firmatari…

17 Marzo 2026 10:22
  • Fotografia

Molichrom 2026, a Campobasso la fotografia indaga la violenza di genere

La quinta edizione del festival Molichrom torna a Palazzo GIL di Campobasso, con il progetto premiato di Cinzia Canneri e…

17 Marzo 2026 9:31
  • Mostre

Scarecrow: a Flashback Habitat l’arte diventa presidio

Scarecrow. Artisti a presidio della vita è la mostra di Flashback Habitat, Ecosistema per le Culture Contemporanee, in programma fino…

17 Marzo 2026 0:02
  • Mercato

Dodici metri di Hockney: all’asta una stampa monumentale dell’artista

Una scala quasi cinematografica, che invita lo spettatore a muoversi attraverso il giardino, come se leggesse un fregio pittorico continuo.…

16 Marzo 2026 19:41