Inaugurato il 21 aprile scorso, il Cen.Ser. occupa un’area complessiva di circa 190.000 mq, attrezzata recuperando le strutture dell’ex zuccherificio di Rovigo collocato nella periferia della città. Edificato agli inizi del secolo dalla Società Anonima Italiana per l’Industria dello Zucchero Indigeno, il complesso fu attivo, con alterne vicende, fino alla metà degli anni ’70, per poi cadere in uno stato di grave abbandono.
In tempi recenti, per iniziativa dell’Amministrazione Comunale di Rovigo, si è proceduto al recupero di questo spazio sulla base di un piano per l’insediamento di un polo universitario e di attività commerciali e direzionali. Al progetto hanno contribuito la Provincia di Rovigo, la C.C.I.A.A., la Ca.Ri.Ro. e la Fondazione della stessa, la Polesine Immobiliare s.r.l. e l’Associazione Industriali di Rovigo.
L’area è destinata a trasformarsi in un articolato centro polifunzionale nel quale saranno collocati uffici e servizi vari; un’ampia parte inoltre sarà destinata ad accogliere attività espositive e fieristiche di varia natura.
Il Cen.Ser. è dunque una vera e propria scommessa per la provincia rodigina; il tentativo di uscire dall’anonimato culturale riuscendo finalmente a sfruttare adeguatamente la posizione geografica strategica sull’asse autostradale Bologna-Padova.
Proprio per affermare questa volontà di aggiornamento culturale, nell’ambito delle iniziative per i festeggiamenti del 50° anniversario della disastrosa alluvione che ha colpito questa terra nel 1951, la Provincia di Rovigo ha acquistato una installazione di Fabrizio Plessi che è stata collocata permanentemente nello spazio espositivo più ampio della grande struttura. “Il fiume della vita” è un’opera che simboleggia il rapporto della popolazione locale con il Po e l’Adige che, nella vita e nel dramma, hanno segnato la storia di questa terra delimitata dai due grandi fiumi.
A fronte della forte e diretta carica di suggestione, l’opera di Plessi è una costruzione complessa: l’artista ha ricostruito in ferro nero una sorta di alveo racchiuso da due argini percorribili. Sul fondo di esso una fila di video riproduce il corso del fiume.
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l'assenza dell'acqua, credo....
il video rende virtuale l'oggetto mostrato e quindi ne ostenta l'ombra, la perfetta traccia, l'esatta, artificiale riproduzione...
quando lavori con l'acqua ed il fuoco, la virtualità diviene assenza, scarto; il simbolo archetipo si svuota, ogni fisicità perde peso, consistenza...e noi diventiamo assenti come la natura di Plessi!
W le quotidiane giustificazioni!