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fino al 24.XII.2012 | Dario Ghibaudo | Torino, Galleria Zabert

di - 30 Novembre 2011
C’erano una volta i sette vizi capitali. Poi, qualche anno fa, il filosofo Umberto Galimberti in un piccolo volume edito da Feltrinelli sommò alla lussuria, alla gola, avarizia, accidia, superbia, ira e invidia un altro cospicuo numero di nuovi vizi. Oggi è Dario Ghibaudo, da anni impegnato in una serie di catalogazioni e di ripensamenti intorno alla natura umana e animale e alla sua rivelazione, a provarci e a dirci che i sette vizi capitali sono in realtà otto. L’ultimo intruso, arrivato alla sua estremizzazione nel Novecento è il Razzismo.
Infatti sono otto i tappeti presentati da Dario Ghibaudo, tappeti da preghiera di stampo arabo, in alcuni casi con decori che ricordano figure antropomorfe di fedeli musulmani inginocchiati nell’atto di volgersi verso La Mecca sono esposti, fino a Natale, alla Galleria Zabert di Torino.
Esposti in verticale, appesi alle pareti, come icone votive ortodosse o cristiane, comunque occidentali. Primo cortocircuito in una serie di rivelazioni sull’equa natura umana che, ci rammarica per i dittatori e per i professionisti della xenofobia, accomuna qualsiasi identità perché conforme in ogni anatomia, in ogni Dna.
Sui tappeti sono riportati i lemmi dei peccati capitali, ma non solo. L’elemento pregnante e diversificante è una panoramica del cervello umano sul quale è evidenziata, per ogni peccato, l’area neuronale coinvolta, una sorta di radiografia relativa ad una TAC.

Un’indagine a un passo dallo scientifico che getta una luce da un lato inquietante, sull’altro omologante: tutti gli uomini, di qualsiasi razza e credo religioso, di fronte al vizio attivano le stesse aree cerebrali. Siamo uguali insomma. Tutti. E di questo dovremmo ormai esserne consapevoli e fieri.
Resta il fatto però che le similitudini si affastellano anche di fronte al razzismo, nell’odio verso l’altro: il centro cerebrale interessato dal conflitto di superiorità è anche stavolta identico in ogni ceppo culturale.
Il razzismo dunque in qualche modo è universale, collante tra i popoli che a seconda della propria estrazione correggono il tiro della collera o del disgusto più a Nord o a Sud, a Est o a Ovest.
Dunque abbiamo una nuova sala nel Museo di Storia Innaturale che Dario Ghibaudo ha inaugurato nel 1990: con i Tappeti si è inaugurata la XV sala, dedicata all’Antropologia Culturale.
“Le opere realizzate raccontano di umani immobilizzati nella loro vita, di animali e piante fantastici ma assolutamente probabili, dotati di una carica evocativa che li rende a una prima lettura riconoscibili ma che si scoprono, via via, essere intrinsecamente contaminati e contaminanti, con l’intenzione che l’anomalo venga prima percepito che visto” si legge nell’introduzione al progetto generale del museo.

Un’assoluta verità anche perché, in questo caso, si resta vagamente spiazzati quando si sentono nominare peccati capitali di tradizione cattolica che vengono rovesciati su tradizionali tappeti da preghiera islamici. Un ossimoro. Come se un islamico fosse immune dai nostri peccati o come non fossero condivisibili e viceversa. Il monoteismo ha usato la violenza nelle sue campagne di “sensibilizzazione” e nonostante l’arte, la letteratura, la musica abbiano provato a mettere una falla all’immagine del potere dominante e del retaggio del male il lavoro è ancora enorme da fare.
matteo bergamini
mostra visitata il 4 Novembre 2011

Fino al 24 Dicembre 2011
Dario Ghibaudo
I peccati capitali sono otto
Galleria Zabert
Piazza Cavour 10
10123 Torino
10,30 – 13,00 / 15,00 – 19,00.
Chiuso lunedì mattina e domenica
(per visite in orari diversi, solo su appuntamento)

+39 0118178627
+39 0118178627 (fax)

[exibart]

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