La galleria Visconti di Bari è uno degli esempi di buona gestione della promozione di giovane arte mixata a quella di tradizione, con un occhio particolare alla creatività di marca italiana. Una buona mano la riceve dall’intuizione di far parte di un circuito di fresca generazione ma maturo, quello di Artsinergy, società gestita da uno staff curatoriale di ottimo livello, coordinato dai soci fondatori Nazzareno Trevisani e Pierluigi Polidori che, garantendo validità teorica, storica e scientifica alle operazioni artistico culturali, si offrono anche come consulenti per il collezionismo.
È in questo contesto che, dopo l’inaugurazione nell’autunno del 2006 con le forme metamorfiche, tra naturale ed artificiale, dell’artista barese Iginio Iurilli e la ricca retrospettiva di Mario Schifano, la Galleria Visconti tiene il passo con i tempi, proponendo la caramellosa ma non per questo sdolcinata personale di Paolo Consorti (San Benedetto del Tronto, 1964), accompagnata da un testo in catalogo di Valerio Dehò.
In SuperEva Consorti sviluppa temi già tracciati negli Hyperlandscapes, ma con un’attenzione maggiore alle figure femminili che, nude o strizzate nelle tipiche tutine in lycra con cappuccio, popolano i suoi mondi fantastici, a metà tra un cyberspazio siderale e un fantasmagorico paradiso terrestre. Inaugurando una “nuova mitologia”, Consorti sceglie la donna quale punto di raccordo tra un oggi fatto di eros e tentazioni contemporanee, di bellezza come frutto proibito e conquistato e un futuro apparentemente roseo. Le sue inconfondibili elaborazioni digitali vengono impreziosite con una “spalmata” di vernice, a ricalcare, in modo volutamente kitsch, una pratica del fare lontana dalla tecnica di riproduzione e fotoritocco.
Una novità colpisce particolarmente, nel progetto presentato a Bari: l’introduzione del video nella produzione dell’artista marchigiano, fino ad ora legata esclusivamente ad immagini statiche. Inside the secret things/Dentro le segrete cose è un film di 8 minuti prodotto da Artsinergy nel 2006 in versione bilingue e parte di un progetto in progress, liberamente ispirato al terzo canto dell’Inferno della Divina Commedia. Ritratto in presa diretta, il reale (uomini e donne di qualsiasi età e colore di pelle, nudi alla meta) si fonde con l’artificiale, ricostruito con plastici ed elaborazioni grafiche, un video realizzato senza risparmiare sul numero di comparse, fondali pittorici e teatrali, modellini in scala minore e naturalmente immergendo il pennello nella sua caratteristica caleidoscopica “coloreria”. L’opera, già premiata al Premio Casoli e presentata a Berlino alla Herrmann & Wagner ed alla Melbourne Art Fair (Uber gallery) ci mostra un Consorti più trasgressivo, meno appiattito sulla facile presa dell’equilibrio della costruzione dei lavori bidimensionali, popolati da ninfe dalle morbide forme e ben più decorativi. Peraltro, non si sottrae alla scelta di affiancare al video alcuni lavori ispirati ai medesimi versi del poema dantesco e più in linea con il gusto vouyeristico della sua più nota produzione. Ma questi ultimi esprimono meno la tensione emotiva; quella che, dall’atmosfera grottesca dei primi minuti del video, ci proietta in una dimensione paradossale, insieme inquietante e soffocante. Quasi la trasposizione di una realtà occidentale contemporanea dai colori fittizi, dalla quale siamo soggiogati e alla quale -ignavi- non riusciamo a reagire, lasciandoci trasportare dallo scorrere della più grigia quotidianità.
giusy caroppo
mostra visitata il 26 giugno 2007
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