”La gente è insieme affascinata e inorridita dall’influenza del computer sul design”, ha dichiarato di recente Ron Arad, il primo industrial designer ad applicare, in una splendida serie di gioielli, le tecnologie di prototipazione rapida. Sembra quasi che le tecniche di modellazione in 3D ispirino una sorta di sacro terrore in artisti e creativi, come se questi mezzi potessero sottrargli i ferri del mestiere e soppiantare la loro capacità di rielaborazione artistica. Così, se la necessità ha fatto penetrare questi software negli studi di architetti e designer, gli artisti, più liberi di scegliere, se ne sono tenuti perlopiù a debita distanza. Esperimenti come quelli degli americani Michael Rees e Robert Lazzarini restano ad oggi più unici che rari. Le sculture del primo, bizzarri assemblaggi di arti umani e forme organiche, nascono dalle “permutazioni” messe in atte da un programma di prototipazione; mentre le anamorfosi in CAD del secondo, applicate a oggetti come teschi o sedie,
Indubbiamente coraggiosa, e pressoché isolata in Italia, appare dunque la presa di posizione di Carla Mattii, che realizza le sue algide e affascinanti sculture attraverso un complicato processo di elaborazione che prevede la scansione 3D di parti di piante e fiori e la loro rielaborazione attraverso un programma di modellazione tridimensionale. Vengono così trasformate nelle componenti di un kit di assemblaggio, e quindi “scolpite” da una macchina che esegue le istruzioni dell’elaboratore utilizzando polvere di nylon sinterizzato. A questo punto, siamo solo a metà del processo: l’artista può infatti scegliere di montare i vari elementi del kit (a loro volta frammenti di fiori diversi) in una delle molteplici possibilità di assemblaggio a disposizione, per realizzare una sorta di surreale fiore alieno che presenta come scultura. Oppure montare i vari frammenti su uno di quei telai che normalmente dispiegano le componenti di un modellino industriale quando lo acquistiamo, lasciando che sia il nuovo proprietario a dare forma, smontando e rimontando, alle più libere fantasie
Così ha scelto di fare per la sua personale bresciana, affiancando alla scultura alcune stampe plotter degli screenshot del programma di prototipazione utilizzato. Insieme ad alcuni oli su tela che riproducono, mimando lo stile di un rendering 3D, alcune possibili configurazioni del prodotto finito.
Ostentando senza pudori la natura tecnologica del processo di produzione, Mattii dimostra una straordinaria sicurezza, che nasce dalla libertà con cui la sua poetica si relaziona con la tecnica, resistendo a seduzioni e condizionamenti. Una poetica basata su una natura amata senza nostalgia, e su una suggestiva traduzione delle possibilità di ricombinazione offerte dalla manipolazione e dall’intreccio dei codici: le stringhe numeriche e i linguaggi dell’arte, il codice genetico e la grammatica della fantasia.
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