Ebbene, che sia chiaro sin dal principio, Ettore Spalletti (1940) nelle sue opere dialoga con le grandi âvociâ del rinascimento italiano, è un dialogo silenzioso, meditato, profondo. Lâultima prova di questa propensione è la recente mostra alla Galleria Lia Rumma di Napoli; le preziose tavole definite da colori indicibilmente diafani, rosa tenui, pallidi bianchi, azzurri acquatici, sembrano essere un moto dâaggiornamento di pittura pierfranceschiana. La ricerca del senso architettonico dello spazio avviene mediante le grandi campiture di colore, quasi il tentativo di una soluzione prospettica non per via architettonica, ma per via coloristica. Scrive Roberto Longhi nel suo Piero dei Franceschi (1914): ââŚsintetizzava sobriamente la terza nelle due dimensioni, riportava lo spazio alla superficie per mezzo dei suoi limiti sinteticiâ ed ancora che con âquattro zone: una di cielo azzurro, lâaltra di strada bianca, le due allato di casamenti rosei [i colori di Spalletti] che una volta riempite di sostanza coloristica ottemperava appunto a quelle necessitĂ primordiali del colore di riposareâ. A questa ânecessitĂ di riposoâ risponde anche la pittura di Spalletti che, elencando le fasi preparative delle sue opere, dice: âil colore si stende, asciuga, ispessisce, riposaâ; perchĂŠ come diceva Piero della Francesca nel Trattato della prospettiva (1482): âla pictura non è se non dimostrazioni de superficieâ. Nella mostra di Napoli, parafrasando quanto scrisse Roberto Tassi âdâaver portato Giotto a passeggiare sulla spiaggia ligureâ per âIl pino sul mareâ di CarrĂ , Spalletti porta Piero della Francesca a âpasseggio sulla spiaggia campanaâ.
La sabbia rosa e grigia, la bianca spuma che lâacqua produce frangendosi contro la roccia, il cielo colmo dâazzurro, tutto governato dallâimmobilitĂ piĂš completa. Spalletti condensa in tre stanze questo sentimento mediterraneo-rinascimentale e âlâinvitation au voyageâ giunge dal purissimo âTrittico azzurroâ: la superficie di pigmenti mescolati col gesso ricorda la qualitĂ degli affreschi e sul bordo rastremato si adagia il luccichio della foglia dâoro, come nei piĂš preziosi polittici. âDentro lâacqua. Napoliâ, un dittico poggiante su staffe, è invece âlâazzurro capovolto che riflette il cieloâ ad illuminarci. I complessi solidi dâalabastro che formano âSenza titolo, sottosopraâ sperimentano le infinite possibilitĂ prospettiche; giocano con la forza di gravitĂ , dotando di base dâappoggio dei cubi âmagiciâ che cadono senza mai cadere. La seconda stanza è dominata dalla figura incombente del âVesuvio, tuttotondo, azzurroâ, una rappresentazione del vulcano napoletano molto particolare, che si sottrae allâiconografia classica da souvenir: si tratta di un Vesuvio umbratile, leopardiano, visto dal mare, magari dal Miglio dâoro, laddove i lapilli neri scendendo da âlâarida schiena / del formidabil monteâ si temperano nelle acque del golfo.
Accanto âLa luce e il colore, rosa tenueâ attira lo sguardo sino al rapimento estatico; lâenergia generata dalla foglia dâoro, nascosta sul bordo superiore della tavola, lascia lâabbacinante chiarezza dellâimpasto galleggiare a mezzâaria. Nellâultima stanza la âColonna persa, rosaâ è il perno assiale di una âsonataâ in tre movimenti: si comincia con il âRosa tenue, argento. Napoliâ, si passa al âGrigio tenue, argento. Napoliâ e si giunge al dittico âFiore di pescoâ, in cui la foglia dâoro accende lâimpasto rosato, quasi un albero di pesco âfiorito segretamente nella prima notte di primaveraâ.
massimo maiorino
mostra visitata il 25 novembre 2011
fino al 31.I.2012
Ettore Spalletti
Galleria Lia Rumma
Via Vannella Gaetani, 12
80121 Napoli
Orari galleria: martedĂŹ-sabato
11.00 â 13.30 /14.30 â 19.00
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