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Fino al 31.III.2017 | Yorgos Stamkopoulos, Trajectory | Galleria Mario Iannelli, Roma

di - 22 Febbraio 2017
La galleria come opera d’arte. Le pareti diventano tele bianche, delle barre d’acciaio simulano dei segni grafici e gli acrilici gareggiano con l’affresco. Nulla è come sembra nella personale romana di Yorgos Stamkopoulos (Katerini, Grecia, 1983, ma vive e lavora a Berlino) ordinata nella Galleria Mario Iannelli, a pochi passi dal Maxxi. Persino il colore, benché rimanga se stesso e conservi il suo ruolo, muta la propria modalità percettiva (è aggiunto ma sembra emerga in brani residuali da immacolate scialbature). La mostra, prima personale romana dell’artista, è composta da un’opera ambientale, un lavoro immersivo, da cui lo spettatore è coinvolto fin dalla prima fugace occhiata lanciata dalla strada. È quella la prima traiettoria – da qui il titolo “Trajectory” – un ideale sentiero tra il dentro e il fuori che, una volta all’interno, si moltiplica in direzioni molteplici, in un gioco di riverberi visivi e rimandi segnici, generando nuovi ed imprevedibili tracciati, incluso quella tra il sé e l’altro. Unico colore adottato il rosa, in tre diverse tonalità, tutte spente, rievocative degli edifici circostanti la galleria affinché ancor più saldo e immediato appaia il legame tra interno ed esterno.
L’intervento, rigorosamente site specific, composto da un wall painting e da sculture in acciaio, benché mantenga evidenti legami con la produzione pittorica di Stamkopoulos, è più che una semplice trasposizione in chiave installativa. Come  scrive  il  curatore  Lorenzo  Bruni: “La  sfida  a  cui  si  sottopone  l’artista  non  è  quella  di  applicare  il  suo  particolare  metodo pittorico  dello  strappo  parziale  della  superficie  del  colore ad  un’opera  ambientale. Consiste,  invece,  nel  portare  al  centro  dell’opera  il  tempo  del  processo  artistico  e  porlo  in  dialogo  con  il  mondo  che  lo  circonda e  non  indipendentemente  da  esso”.  Il risultato è una vasta composizione gestuale, rivelata a brandelli, come nel suo stile, ed eseguita senza l’ausilio della spatola, perché ogni stesura conservi una propria ed irripetibile matrice segnica. Protagoniste sono le ampie pennellate da cui trapela l’energia del gesto, accresciuta dal contrasto tra il magmatico disporsi del colore e il nitore dei contorni bianchi, informi ma decisi.
Partito dal dripping e da composizioni che rivelano una sua stretta adesione ai dettami dell’informale, l’artista ha progressivamente scarnificato la sua pittura senza tuttavia disperderne la carica espressiva, approdando ad una sorta di espressionismo controllato, vitalistico ma non indisciplinato, dionisiaco ma non troppo. Una singolare pittura per tasselli (con effetti applicativi ed estetici simili al decollage) in cui il colore sembra comparire improvvisamente, quasi per via epifanica, per poi perdersi di colpo, con stacco netto, nel bianco del supporto, tela o muro che sia. Una peculiare maniera che nello spazio capitolino ha dato luogo ad un  grande palinsesto contemporaneo da cui emergono chiare tensione espressiva ed ansia di ricerca. Il white cube, preciso e misurabile, appare solo compromesso dalla moltiplicazione dei punti di riferimento, mentre le inedite sculture, poggiate al pavimento o sospese al soffitto, – traduzioni plastiche del segno grafico tracciato su tela o su carta in maniera risoluta ma con riusciti effetti di dissolvenza – tendono a smussare la limpida stereometria dell’ambiente in un andamento curvilineo di ispirazione organica. “La  pittura – ha detto compiaciuto l’artista al termine del lavoro – dialoga sorprendentemente  con  le  sculture  divenendo  un’unica  cosa”. Una maniera non unica, erede di una folta tradizione che da Sam Francis approda ai wall drivings di Richard Long includendo buona parte della pittura analitica, ma certamente ben riuscita di ripensare l’oggetto artistico e con esso la possibilità di esperirlo e di fruirne l’intrinseca bellezza.
Carmelo Cipriani
mostra visitata il 3 febbraio
Dal 25 gennaio al 31 marzo 2017
Trajectory di Yorgos Stamkopoulos
Galleria Mario Iannelli
Via Flaminia 380, 00196 Roma
Orari: dal martedì al venerdì dalle 14.00 alle 19-.00.
Info: 0689026885, info@marioiannelli.it, www.marioiannelli.com

Nato a Terlizzi nel 1980, è giornalista, critico d’arte e curatore indipendente. Dopo la laurea in Conservazione dei Beni Culturali presso l'Università degli Studi di Lecce, si perfeziona sull'Arte del Novecento all'Università degli Studi di Bari. Già cultore della materia in Museologia presso l’Università degli Studi della Calabria e docente a contratto presso l’Accademia di Belle Arti di Vibo Valentia, ha condotto studi specialistici e curato mostre per Soprintendenze, istituzioni e musei.  

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