Si forma giovanissimo nella natia Calabria acquisendo lo stile e la maniera della pittura napoletana del XVII secolo; dal suo trasferimento nella città pontificia, nel 1628, comincia a guardare al classicismo di Domenichino, ma è dal talentuoso fratello che Gregorio Preti (1603-1672) mutua la grande lezione caravaggesca in una interpretazione sanguigna che riflette gli splendori e le ombre del Barocco.
L’apparente contiguità stilistica con le tele di Mattia Preti e la carenza di notizie sulla sua vita sono alla radice della scarsa fortuna storiografica della figura di Gregorio. Eppure, più anziano di dieci anni, fu lui a presentare Mattia nei circuiti romani dove era ben introdotto tanto nell’ambiente artistico quanto in quello nobiliare.
A Roma, tra i fasti della corte di Innocenzo X e gli scandali della Pimpaccia, Olimpia Maidalchini (cognata del papa), i due fratelli lavorano insieme e condividono uno studio. Poi Mattia prende la strada per Napoli e, di seguito, per Malta, dove pure non dimentica il piccolo borgo di Taverna, nella Sila calabrese. Qui era nato e qui invierà un importante numero di tele che oggi rappresentano la raccolta più significativa della sua vicenda artistica. Gregorio, invece, rimane a Roma, trovandosi spesso a lavorare per committenze periferiche: a Fabriano, a Camerino e, ancora, a Taverna.
Proprio a Taverna risorge la personalità di Gregorio Preti, grazie all’analisi delle poche fonti documentarie e ad un approfondito studio condotto dal Museo Civico con il fondamentale contributo di John T. Spike e dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. L’indagine comparata sul catalogo delle opere pretiane ha messo in luce alcune eloquenti differenze che sottraggono alla mano di Mattia una serie di opere finalmente restituite alla firma di Gregorio.
La mostra, a cura di Giuseppe Valentino, traccia un percorso lungo le opere del Preti più anziano che tocca le diverse fasi della sua formazione. L’esposizione comprende tre circuiti di visita. All’interno del Museo Civico sono raccolte circa venti tele risalenti a diversi periodi dell’attività di Gregorio; notevole la Resurrezione di Lazzaro, una composizione animata, intrisa di citazioni caravaggesche, o il Cristo fra i dottori dove l’evidente influenza di Mattia è assorbita all’interno di un quadro formale legato al classicismo.
Sul confronto tra i due fratelli è incentrata la seconda parte della mostra.
Alcune opere, infine, si trovano ancora nella loro collocazione originaria, sugli altari delle chiese di Taverna per i quali furono realizzate (è il caso della Madonna della Provvidenza o della Madonna della Purità, entrambe nella Chiesa di San Domenico).
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pietro gaglianò
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