La trama e l’oro è l’ultima tappa di un progetto (omonimo) di ricostruzione di abiti rinascimentali. L’obiettivo di tale impresa (coordinata da King Studio da più di dodici anni) non è sensibilizzare le persone alla storia del costume, ma rileggere un periodo attraverso uno dei suoi elementi costituenti (e troppo spesso sottovalutato).
Sappiamo come ogni dettaglio di un dipinto rinascimentale sia da studiare attentamente e come l’immagine, la visualità, il dato esteriore fossero aspetti determinanti della vita di corte (la cultura del ‘500 era fortemente impregnata di dati visivi. Non a caso tale epoca viene spesso fatta cominciare con la “scoperta” della prospettiva, l’inganno dell’occhio per eccellenza). Un abito, specie se da cerimonia, non poteva certo essere il prodotto di operazioni rozze e arbitrarie. Esso rifletteva la sensibilità culturale di colui che lo indossava e si inseriva all’interno di quella fitta rete di rinvii (dal particolare all’universale) che interpellava tutta la cultura, dalle arti visive alla teologia.
Un esempio è dato dall’abito di Isabella d’Este, sfoggiato in un celebre dipinto di Giulio Romano conservato oggi presso lo Hampton Court di Londra. La sopraveste è costituita da un complesso intreccio che non è altro che la rielaborazione del nodo vinciano (un nodo piano aperto, tanto per capirci). Guardando il dipinto sembra di assistere ad un labirintico e indecifrabile rimescolarsi di nastri neri. Ma l’opera di ricostruzione (che qui ha permesso di scoprire un ulteriore legame fra la corte mantovana e Leonardo), partendo da zero, permette di pensare a un abito non solo sotto l’aspetto concettuale (bisogna cercare di riprodurre lo sviluppo di tessuti, le forme, il motivo dei pezzi), ma anche di ripercorrere le difficoltà pratiche della realizzazione (non si ricorre a tessuti fabbricati industrialmente, ma tutto il lavoro avviene a mano, grazie allo sforzo congiunto di artigiani, sempre più difficili da rintracciare).
Non aspettatevi però ricostruzioni perfette. La ricerca storica, come quella scientifica, procede per ipotesi, tentoni, probabilità (Popper diceva “falsificazioni”). Gli abiti qui ricreati sono i più simili a quello che dovevano essere, ma molti dettagli sono intuiti, certe tecniche artigianali ancora sconosciute, molti materiali spariti.
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Emanuele Lugli
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