Per tutto il Rinascimento Padova fu uno dei maggiori centri di fusione bronzea. Artisti di notevole spessore hanno animato la città con opere originali e copie in versione ridotta di statue classiche, tanto richieste dai collezionisti. Un’arte che, per sua natura, conta varianti originali e repliche di oggetti che si rivelano dei veri e propri monumenti da stanza o da mobile. In mostra, allora, ecco la collezione che la famiglia Vok ha raccolto in tre generazioni con il criterio personale della passione e del piacere per l’opera.
L’esposizione si apre con uno splendido Cavallo di Bartolomeo Bellano (allievo di Donatello e attivo a Padova fino all’ultimo decennio del quattrocento), di gusto anticlassico e forte impatto visivo, e presenta poi una Lupa Capitolina di Severo Calzetta da Ravenna. A fianco una irriverente Lampada ad olio a forma di acrobata attribuita a Agostino Zoppo raffigurante un uomo barbuto dai tratti negroidi con le gambe alzate che mostra il deretano, ed un Ercole o Atlante (la critica non è concorde) del veneziano Vittore Gabello.
Ci sono poi delle interessanti riproduzioni di animali con calchi realizzati dal vero. Molto belle le Due lucertole in lotta di scuola norditaliana, simboleggianti il cambiamento o la caducità della vita, unico esemplare noto a raffigurare i rettili su di una porzione di terreno. Un altro calco raffigura una rana, e qui il cui confronto con i coevi piccoli animali di Andrea Briosco esposti nella collezione permanente del museo risulta essere di particolare interesse.
Di Francesco Segala, della cerchia del Sansovino, è in mostra uno scenografico San Girolamo forse originalmente inserito in una nicchia dato l’approssimativa realizzazione della parte posteriore. Della stessa dimensione (c.a.50 cm) la coppia di statuette di Tiziano Aspetti della fine del Cinquecento raffiguranti La Fede e La Fortezza, dai notevoli valori plastici e dalla minuziosa realizzazione testimoniata anche da una superficie levigatissima. Sono già del XVII secolo invece il Crocifisso di Antonio Susini e l’energico Torello di piccole dimensioni di scuola fiamminga.
Ma il bronzo è anche arte applicata. Ecco quindi un’inedita coppia di magnifici alari da camino raffiguranti Giove e Giunone, realizzati dal veronese Girolamo Campagna ed eccezionalmente conservati integri, un picchiotto (battiporta lavorato) raffigurante un basilisco, ed una collezione nella collezione con splendidi mortai, sia da speziali che da uso domestico, tra cui spiccano quelli seicenteschi realizzati da Giuseppe da Levis e Giovanbattista Cari.
Peccato per l’allestimento. In teche dai colori improbabili collocate su pareti, oltre che monotono, impedisce la piena visione tridimensionale delle opere esposte.
daniele capra
mostra visitata il 26 novembre 2004
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