Tre sale del piano terreno del museo civico di Teramo ospitano 45 opere di Maxs Felinfer, artista argentino fondatore, nel 1969, del movimento seblista, da lui definito con due manifesti, del 1967 e del 1975. Il Gruppo Seblie, dal 2001 stabile ad Ascoli Piceno, promuove la fusione tra le varie espressioni artistiche al fine di creare un’arte totale, che superi le distinzioni tra codici, mirando ad un ipercodice unico.
Nel corso dell’inaugurazione alcuni componenti del Gruppo hanno eseguito alcune performance e stimolato il pubblico alla partecipazione. Lo spett-attore è stato condotto, bendato, verso le sculture, e incitato a suonarle con l’uso di bacchette. Successivamente i suoi gesti vengono trasformati in suono dal theremin, uno strumento che misura il campo magnetico e lo traduce in suono. Non è più l’occhio il tramite, bensì i sensi più immediati, che sperimentano la specificità tattile e sonora dell’opera d’arte.
Un invito ad interpretare l’arte attraverso altri criteri,
Giungendo alla mostra vera e propria, ci troviamo di fronte a congegni elettronici che spuntano tra paesaggi astratti o lungo le pareti di un pozzo che si apre verso il cielo: tracce di tecnologia che prendono già un posto nell’archeologia del futuro, nella memoria di ciò che sarà.
Carcasse di computer una sull’altra, in equilibrio precario, instillano una sensazione di spoglia vecchiezza del progresso. Tubi di metallo che mai saranno, perché l’artista è intervenuto a bloccarne la loro evoluzione in macchine, simulano le forme sinuose di un arco o quelle meno accattivanti di uno scheletro umano. Ed è proprio con queste anime di metallo che il visitatore è invitato a interagire. Una mostra che oltre a destare allarmi sul prossimo futuro, diventa un invito alla riscoperta della propria sfera sensoriale.
enza di matteo
mostra visitata il 16 dicembre 2007
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