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Fino all’8.I.2018 | In Crypta. Simbologia Sacra Nella Scultura Contemporanea | Convento Dei Cappuccini, Grottaglie

di - 7 Gennaio 2018
Non sono poi tanti i centri pugliesi che possono vantare una specificità produttiva fortemente identitaria come Grottaglie. La produzione ceramica nel centro tarantino è, com’è noto, una realtà assai diramata nel tessuto socio-economico, radicatasi nei secoli e con un grado identitario talmente forte da connotare la struttura urbanistica della città, il cui centro storico è letteralmente invaso da botteghe artigiane. Una specificità che non poteva non imprimere in maniera indelebile anche l’offerta culturale, con un museo dedicato alla Ceramica, sito nel Castello Episcopio, ed eventi e manifestazioni a tema, che durante le festività immancabilmente si intensificano. In occasione del Natale in particolare, da quasi trent’anni si tiene una mostra di presepi, in cui il tema della natività è declinato in molteplici forme e con svariati materiali, prima su tutti la terracotta.
Tra gli eventi collaterali alla XXXVIII Mostra del Presepe si svolge quest’anno la mostra “In Crypta” (fino all’8 gennaio), curata da Francesco Paolo del Re. Allestita al piano superiore dell’antico Convento dei Cappuccini, destinato ad ospitare nel prossimo futuro il Museo della Civiltà Rupestre, la rassegna racconta la multiforme simbologia del sacro e rende al contempo omaggio alla specificità del luogo, raccogliendo in quattro spazi attigui le opere di dodici artisti contemporanei, accomunati, naturalmente, dal contestuale utilizzo di terracotta e affini. Il percorso si apre con l’opera di Yvonne Ekman, artista anglo-svedese naturalizzata italiana, con un significativo percorso in ambito sia scultoreo che musicale. Per Grottaglie ha scelto di riflettere sulla stella, corpo celeste e oggetto celestiale, realizzando un’installazione a parete in cui le forme e le loro ombre si riflettono le une nelle altre in un rapporto di proiezioni potenzialmente infinito. Antonio Vestita, ingegnere e ceramista, invece, elabora un suo, personalissimo Codex, in cui le immagini di un codice miniato medievale si combinano e sovrappongono alle ceramiche islamiche e all’andamento architettonico di Stonehenge, alla ricerca di un mondo nuovo in cui ritrovare l’antico equilibrio tra uomo e natura. Seguono i lavori di Mara van Wees, che, rievocando le figure di cavalieri e pellegrini sulla Via Francigena, coniugano le immagini di croce e scala, forgiando strutture totemiche, in cui l’alternanza di pieni e vuoti, di linee rette e curve, rivelano ora forza plastica, ora pulsioni organiche. Queste ultime sono evidenti anche nella grande croce di Ezia Mitolo, realizzata in terracotta e cera. Attraverso uno specchio posizionato all’incrocio dei bracci, l’artista coinvolge lo spettatore nel percorso esistenziale, dalla nascita, rappresentata dall’elemento ovoide oscillante, che rimanda al parto, e dal colore bianco, segnale di condizione primigenia, e la croce stessa, allusiva della morte ma anche della vita intesa in senso cristiano, come sacrificio di se stesso e dono per gli altri.
In Crypta. Simbologia sacra nella scultura contemporanea, vista della mostra
Al concetto del dono e alla connessa dimensione liturgica si rifà anche Riccardo Monachesi che in mostra presenta un’installazione composta da sette recipienti concavi, a metà tra calice e coppa delle libagioni, fondendo tradizione pagana e rito cristiano. Anche la decorazione si colloca in un limbo cronologico. Mentre il disporsi concentrico del colombino o di alcune fasce cromatiche rimanda alla ceramica listata di certi popoli preitalici, i motivi decorativi e l’uso disinvolto del colore restituiscono gli oggetti alla contemporaneità. Alla stessa sintesi approda Paolo De Santoli, che, nel rievocare l’episodio delle Nozze di Cana, assume il bicchiere come forma metonimica e combina l’immagine del calice con quella dei rytha antichi, usati nei simposi e nelle libagioni. Un riassunto iconico tra antichità classica e presente cristiano è offerto anche da Antonella Ventola. Il tradizionale simbolo cristologico del pesce è ricondotto al culto della Grande Madre, ai riti di fertilità e di nascita, in un parallelismo non proprio risolto tra machismo cristiano e matriarcato pagano. Mentre all’immagine muliebre rende omaggio anche Antonio Greco, rievocando la turris eburnea, tra i principali simboli mariani, Sabino De Nichilo rielabora l’iconografia del Sacro Cuore e quella delle tante sante cardiofore, mixando accenti pop e suggestioni da body art e trasformando i cuori mistici in frattaglie da macelleria. In una dimensione più storica che sacra si colloca l’intervento di Francesco Sannicandro. L’artista alle immagini cristiane di pesce e croce, nascita e morte, associa la conchiglia, simbolo di vita, emblema dei pellegrini che nel medioevo attraversavano la Puglia sua terra d’origine, giungendo dal mare a cui invece esplicitamente allude il pervasivo colore blu. Giorgio Crisafi si rifà ad un altro noto simbolo cristologico, la corona di spine, metafora della passione di Cristo, che ha il suo culmine e il suo compimento nella crocifissione, rappresentata al centro dell’opera. Traendo ispirazione dalla laude “Donna del Paradiso” di Jacopone da Todi, suo illustre concittadino, l’artista coglie nella circolarità della corona il motivo dell’ineluttabile rincorrersi di vita e morte. Chiude la rassegna Jasmine Pignatelli che nella croce riconosce un elemento geometrico da interpretare e manipolare per via modulare più che un elemento del sacro. La sua è una riflessione di accezione minimale che nella reiterazione di segni, elementi e colori sperimenta molteplici rapporti spaziali ed andamenti estetici plurimi.
Un cross-over di simboli ed esperienze artistiche, che nella scultura contemporanea in ceramica ha saputo trovare non solo un trait d’union tra gli artisti, ma anche un modo avvincente d’interpretare la spiritualità, tra semiotica e misticismo.

Carmelo Cipriani
mostra visitata il 29 dicembre

Dall’8 dicembre 2017 all’8 gennaio 2018
In Crypta. Simbologia sacra nella scultura contemporanea.
Convento dei Cappuccini – Museo della Civiltà Rupestre
Via XXV Luglio, 124, 00184 Grottaglie
Orari: dal lunedi alla domenica dalle 17.00 alle 20.00
Tel. 800545333 – 0995623866
Info: infopoint@comune.grottaglie.ta.it
www.comune.grottaglie.ta.it

Nato a Terlizzi nel 1980, è giornalista, critico d’arte e curatore indipendente. Dopo la laurea in Conservazione dei Beni Culturali presso l'Università degli Studi di Lecce, si perfeziona sull'Arte del Novecento all'Università degli Studi di Bari. Già cultore della materia in Museologia presso l’Università degli Studi della Calabria e docente a contratto presso l’Accademia di Belle Arti di Vibo Valentia, ha condotto studi specialistici e curato mostre per Soprintendenze, istituzioni e musei.  

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