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Fino all’8.XII.2018 | Tràdito/Tradìto | Paolo Maria Deanesi Gallery, Trento

di - 23 Novembre 2018
“Tradurre è tradire, ogni traduzione è un tradimento”: Gabriele Salvaterra riunisce alla Paolo Maria Deanesi Gallery di Trento tre artisti che fanno dell’apparente difetto dei processi di traduzione – il tradimento del senso – il punto di forza della propria poetica.
Nel passaggio da una lingua all’altra, così come da un media all’altro (per esempio la trasposizione cinematografica di un libro) si lamenta sempre uno scarto, una perdita o un travisamento del significato originale. Cos’è una traduzione e cosa significa tradurre puntualmente? Il latinismo “tràdito”, come ci ricorda il testo di sala della mostra a cura di Salvaterra, significa “tramandare, trasmettere”, ma il suo omofono italiano “tradìto” ci ricorda che tradurre inevitabilmente implica “male interpretare, falsare”. È quasi un’utopia, in effetti, pensare di poter tradurre esattamente, in ogni sfumatura di senso e di significato, un messaggio, un soggetto, un oggetto, sia che si tratti di un’operazione linguistica, sia che si tratti del passaggio da una forma di comunicazione a un’altra (orale e scritta, parola e immagine, verbale e non verbale, etc.). Ma non sempre e non necessariamente lo scarto, il margine di errore che si genera nel tradurre, deve essere inteso negativamente: proprio lì si annida infatti un potenziale, un terreno di ricerca che permette di trasformare e amplificare segni e significati.
Tradito exhibition views courtesy Paolo Maria Deanesi Gallery
Con modalità e linguaggi del tutto differenti, seguendo percorsi di ricerca apparentemente lontani e utilizzando media artistici quasi divergenti, James Brooks, Manuel Fois e Gemis Luciani trovano un campo di indagine comune proprio in questo gioco di mutazione che altera e reinterpreta un soggetto trasformando il significante e riscrivendo il significato. È il caso, per esempio, della serie dei laghi di Brooks, riduzioni in astratto non della forma ma del nome, attraverso un rigoroso processo di codificazione geometrica. “Attorno alla figura si vede, anche dopo la realizzazione, la preparazione e le misurazioni necessarie per fare della parola una porzione di piano, mentre il colore che la riempie nasce da una suggestione tonale legata al luogo reale. Le parole e i paesaggi, facilmente intellegibili, perdono così la loro chiarezza per diventare forme ermetiche affascinanti nel loro elegante equilibrio geometrico e coloristico” (G.S.). Di Brooks è presente in mostra anche il video Stoic Meditation of Marcus Aurelius, in cui l’artista traduce alcuni brani dei Colloqui con se stesso in melodia utilizzando la notazione anglosassone (A=La, B=Si, C=Do, D=Re, E=Mi, F=Fa. G=Sol) in un doppio passaggio dal greco all’inglese prima, dalla parola al suono poi, e completando il lavoro con una serie di immagini relative alle distruzioni dell’Isis di aree archeologiche mediorientali prelevate da google.
Anche Manuel Fois lavora con il suono, ma il suo è un processo inverso rispetto a Brooks, poiché implica la traduzione in pittura dei diagrammi sonori del cosiddetto glitch: composizioni sonore derivanti da rumori, disturbi sonori dovuti a saldature imprecise o degradate di un cavo jack di connessione all’amplificatore. Elementi di scarto, errori elevati a materiale artistico, vengono riconvertiti da Fois in oli e inchiostri su tela dal rigore minimalista. Per Gemis Luciani invece il sabotaggio dei significati si fa radicale laddove elimina i contenuti di testo di riviste, periodici e rotocalchi per spostare l’attenzione dal contenuto al contenitore: “Nella sua serie Marginal composition parte proprio dalla presentazione di una semplice rivista sulla quale è intervenuto con tecnica meticolosa, piegando, tagliando e incollando le pagine tra loro in modo che la parola venga bandita e ne risulti un affascinante e suggestivo gioco di colori e forme” (G.S.).
Tràdito/Tradìto, visitabile fino all’08 dicembre, ragiona quindi sulle infinite potenzialità di mutazione del senso e di alterazione del significato nel passaggio da un linguaggio all’altro e da un media all’altro, non in senso diminutivo ma accrescitivo, dimostrando al contempo con il lavoro di questi tre giovani artisti dalla produzione eterogenea e diversificata, quanto i sistemi di comunicazione e le strategie a essi associate possano essere fonte di ispirazione artistica, materia di riflessione teorica, spazio potenziale per ricerche estremamente concettuali e contemporaneamente liriche nella loro veste formale.
Jessica Bianchera
Mostra visitata il 18 ottobre
Dal 22 settembre all’08 dicembre 2018
Tràdito/Tradìto
Paolo Maria Deanesi Gallery
Vicolo dell’Adige, 17/19
38122 Trento
Orario: lunedì ore 14.30-18.30; da martedì a domenica, ore 10.00-12.30 e 14.30-18.30
Info: +39 348 2330 764  www.paolomariadeanesi.it

Si laurea in storia dell’arte contemporanea nel 2013 presso l’Università degli Studi di Verona e nel 2018 consegue il titolo della Scuola di Specializzazione in Beni Storico Artistici presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna. Da settembre 2013 a giugno 2015 ha lavorato in Spagna a un progetto in collaborazione con la Camera di Commercio di Santander; da ottobre 2015 è cultore della materia per la cattedra di storia dell'arte contemporanea dell'Università di Verona. Scrive per Exibart e altre riviste d’arte contemporanea come Op.Cit. Selezione della critica d'arte contemporanea; da ottobre 2016 collabora con ArtVerona nell’ambito del programma di visite guidate. Nel novembre 2016 fonda l’Associazione Culturale Urbs Picta, attiva nella promozione e organizzazione di eventi culturali al fine di favorire la conoscenza e la fruizione consapevole dell’arte contemporanea. Collabora con musei, gallerie, enti e manifestazioni per progetti di ricerca e di curatela.

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