Categorie: altrecittà

Mecenatismi nel Mar Egeo

di - 4 Agosto 2004

Arte e mercato, sistema delle arti visive e sistema economico a confronto: collaborazione o scontro?
Se dovessimo assumere come dato di fatto l’equazione che fa di un’opera d’arte anche una merce -nella quale concorre alla riuscita qualitativa del lavoro anche l’uso di nuove ed avanzate tecnologie- dovremmo necessariamente pensare che essa si offra all’iterazione procedurale dell’industria per le sue potenzialità nel forgiare un diverso sistema nella visione della contemporaneità. Sembra evidente quindi il superamento teorico della considerazione di Walter Benjamin secondo la quale la tecnica poteva essere usata come strumento per abbattere la cultura d’elite attraverso una trasformazione radicale della funzione e del significato sociale dell’arte: il contesto attuale ha da tempo oltrepassato tale disincanto. Ad accelerare la tendenza verso questo stato di cose ha contribuito nel corso del Novecento, tra le altre correnti in modo apodittico, la Pop Art, rinnegando per se stessa la discendenza dalla storia dell’arte e andando a collocarsi, con la sua produzione che rispecchiava la serialità del prodotto industriale, direttamente sul confine, nemmeno tanto sottile, che distingue immagine d’arte da immagine pubblicitaria. Oggi gli strumenti di comunicazione fanno uso soprattutto di un determinato codice ottico percettivo, e così facendo condizionano la società, trasformando la realtà cui la stessa panotticità ed invasività della comunicazione trasversale dà forma.

A volte questo accade in modo consapevole e preterintenzionato, come per la multinazionale Hewlett Pakard, leader mondiale della riproduzione digitale, che investe in operazioni di ordine estetico. L’universo HP pervade il nostro campo visivo, formula ed influenza concetti visivi plasmando la struttura del mondo contemporaneo, a mezzo di opere d’arte considerate merci, e rinnovando quel dialogo, iniziato con la rivoluzione industriale, fra tecnologia e opera d’arte. La massificazione e la standardizzazione dell’immagine ad uso e consumo dei media, e da essi indotta, è resa esplicita da Klaus Pobitzer, che incarna lo spirito esemplificante e sintetico, conturbante e popolare dell’estetica contemporanea. Non è un caso che la produzione concreta delle sue opere venga completamente finanziata dalla multinazionale, che lo ha invitato al suo congresso annuale di presentazione dei nuovi prodotti da immettere sul mercato. Arte come godimento estetico e piacevolezza decorativa per un grande workshop ma anche presenza problematica e critica indiretta nel cuore del mondo finanziario come di consueto per l’autore altoatesino.
Novello Warhol che comprende i meccanismi del business e del valore aggiunto dell’operazione estetica, Pobitzer ha interpretato il soggiorno della HP International nell’isola egea di Kos, quale contesto installativo e performativo: dopo aver impiantato le sue famose silohuettes lungo i perimetri dei vari edifici, ha posto alcuni suoi disegni di grandi dimensioni all’interno dei parties che hanno contraddistinto l’appuntamento.

Dapprima ha disposto sull’erba dei giardini che dividono i vari patii decine di sagome di fiori dai colori sgargianti propri dell’isola greca, mentre in un’occasione successiva ha tappezzato il parterre verde con innumerevoli finte pelli di zebra. Un mondo variopinto e mondano, edulcorato e letto come tributo al maestro newyorkese, certo, ma duplicato, ingigantito dalle potenzialità costruttive e produttive dell’universo HP.
Ancora: al termine del lungo soggiorno durante il pranzo di commiato del convegno in riva al mare, Pobitzer ha edificato un moderno Nettuno che si erge dalle onde come nuova Venere. Le sembianze esemplificate di uno dei tanti turisti tedeschi o americani che disturbano la quiete dell’isola, un ultimo tributo all’effimero della bellezza e alla sua caducità in un modo di riproduzioni, ricordava al pubblico, lo stesso sentimento malinconico legato all’idea della perdita d’innocenza che Mastroianni avverte davanti al mostro arenatosi sulla spiaggia in una delle scene finali de La dolce vita di Fellini.

andrea veronica

[exibart]

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