Ha di recente riaperto i battenti al pubblico la Pinacoteca di Villa Favorita, sede della Fondazione Thyssen Bornemisza.
Ad accompagnare il visitatore dal parco alla Collezione d’arte è un lungo viale di cipressi, voluto dal Principe Federico Leopoldo di Prussia e realizzato nel 1919. L’origine delle terrazze digradanti verso il lago, piedistalli per una lunga teoria di esemplari esotici, potrebbe però datarsi al Settecento.
Un albero, dei tulipani, vari Ginko, magnolie bianche, glicini, rododendri, camelie, rose, olivi, oleandri, e una rara Michelia doltsopa – piantata dal Dalai Lama nel 1993 – contribuiscono a rendere ancora più affascinante la visita alla Villa. Mentre un imponente cedro himalayano, una magnolia bianca e due esemplari di Rhododendron arboreum costituiscono un suggestivo sipario naturale per la parte privata del giardino.
Il padiglione seicentesco, denominato Glorietta, e l’edificio sottostante – rinnovati completamente nel 1962 – costituiscono oggi l’accesso alla pinacoteca di Villa Favorita. Sotto soffitti a cassettoni di stile rinascimentale, opere e mobili datati tra il XIV e il XVIII secolo testimoniano delle origini della raccolta, nata come collezione di arte antica. Una serie di santi dipinti nel Settecento dall’olandese Jacob de Wit e un interessante San Francesco in estasi di Bartolomé Esteban Murillo, ma soprattutto sculture e rilievi di epoche e materiali diversi conducono il visitatore alla sala detta “sala di marmo”.
Da qui si apre la collezione permanente che offre un vasto panorama dell’arte del XX secolo con esponenti del cubismo (Léger), del futurismo (Severini), dell’espressionismo tedesco ed austriaco (Nolde, Schmidt-Rottluff, Schiele), e dell’astrattismo geometrico con l’avanguardia russa (Larionov, Malevich) e il gruppo De Stijl (Dexel).
Inoltre un’importante selezione di dipinti ed acquerelli dell’Ottocento americano e documenti dell’Action Painting (Pollock) e dell’Iperrealismo americano (Estes) permettono di seguire lo sviluppo particolare della pittura d’oltre oceano nei due ultimi secoli.
La collezione propone dunque una rara occasione di confronto tra le avanguardie del secolo scorso sviluppatesi nelle varie regioni europee e l’evoluzione della pittura statunitense. Tale confronto rivela l’universalità della pittura, dove le preoccupazioni spesso comuni vengono però espresse secondo le peculiarità culturali di singoli artisti.
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