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fino al 10.I.2010 | Deadline | Paris, Musée d’Art Moderne

di - 2 Dicembre 2009
La morte è uno dei tabù della società contemporanea
occidentale. Si tratta forse di una reazione alle catastrofi della Seconda
guerra mondiale, oppure della cieca fiducia nel progresso delle scienze
mediche. Fatto sta che anche il solo parlarne appare sovversivo agli occhi di
molti, e il caso di Luana Englaro, che ha animato il dibattito civile – più che
politico – in Italia dimostra quanto un confronto su questo tema sia invece
necessario e urgente.
Deadline è una selezione, a cura di Odile Burluraux, dei lavori di
dodici artisti scomparsi negli ultimi vent’anni e accomunati dalla certezza di
essere molto vicini alla morte: Absalon, Gilles Aillaud, James Lee Byars, Felix Gonzales-Torres, Hans Hartung, Jörg Immendorff, Martin Kippenberger, Willem de Kooning, Robert
Mapplethorpe, Joan Mitchell, Hannah Villiger e Chen Zhen. Vent’anni è anche il
periodo trascorso dalla mostra L’oeuvre ultime presso la Fondation Maeght,
cardine intellettuale dichiarato di questo progetto, insieme a L’admirable
tremblement de terre

(1970) di Gaëtan Picon.
Ogni sala è destinata a un singolo artista e le opere
appartengono solo ai periodi successivi al verdetto dei medici. Il percorso è
quindi incentrato sulle diverse reazioni degli artisti di fronte alla morte e a
un comprensibile sentimento d’urgenza che li accomuna.
Ci si trova di fronte all’aumento dei ritmi di produzione
di Hans Hartung,
che realizza 650 tele in tre anni, oppure a Joan Mitchell, che libera il tratto del proprio
pennello, quasi a calcare la propria cifra stilistica. In una riflessione sulla
vanità umana, l’autoritratto di Robert Mapplethorpe colpisce per come mette in scena il
proprio corpo, prematuramente invecchiato, su uno sfondo di un nero cupissimo,
mentre le opere di Willem de Kooning testimoniano l’ammirazione per Matisse.

La svizzera Hannah Villiger, affetta da tubercolosi,
fotografa il proprio corpo su Polaroid che stampa in grandi dimensioni. Il suo
lavoro colpisce per il modo in cui salvaguarda la bellezza scultorea delle
proprie forme, ricoprendole con tessuti che nascondono il decadimento fisico.
La mostra mette a confronto malattia, vecchiaia, dolore e
sconforto. Ma quest’amalgama di sentimenti negativi colpisce, secondo Odile
Burluraux, perché “la prospettiva della morte non è solo una fatalità,
perché può liberare energie creatrici, che fanno superare ostacoli fisici
”.
Il caso di Chen Zhen è esemplare: affetto fin dal 1980 da una malattia
rara e incurabile, l’artista mette a confronto fino alla sua morte, nel 2000,
le tradizioni della medicina occidentale e di quella orientale, come nell’opera
Zen Garden. I
suoi organi di vetro, Cristal Landscape of inner body, simboleggiano la bellezza e la
delicatezza del corpo umano: “Ho ricevuto un’altra benedizione: quella di
essere gravemente malato. Le crisi senza fine, la sofferenza, le difficoltà
fisiche e mentali mi hanno accompagnato tutta la vita. Hanno forgiato il mio
spirito e la mia volontà, trasformandoli in fonti di energia vitale, questa
stessa energia che mi permette di essere ancora vivo e appassionato d’arte
”.

Se Deadline mostra con successo la forza con cui si vive e si crea
anche di fronte all’ineluttabilità del destino, ci saremmo però aspettati un
allestimento diverso, non così legato – ma non per questo meno rispettoso –
alle biografie dei singoli artisti. Se il parlare della morte appare ancora
sovversivo agli occhi di molti, valeva forse la pena essere sovversivi fino in
fondo.

christian omodeo
mostra visitata l’8 novembre 2009


dal 15 ottobre 2009 al 10
gennaio 2010
Deadline
a cura di Odile Burluraux
Musée d’Art
Moderne de la Ville de Paris
11, avenue du Président Wilson – 75016 Paris
Orario: da martedì a domenica ore 10-18; giovedì ore 10-22
Ingresso: intero € 9; ridotto € 7
Catalogo disponibile
Info: tel. +33 0153674000; fax +33 0147233598;
www.mam.paris.fr


[exibart]


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