Il movimento,
che nasce in contrapposizione all’astrattismo, lavora sul recupero dei prodotti
della societĂ urbana dei consumi, dai cartelloni pubblicitari al pattume,
all’industria pesante. Processo artistico iniziato con il ready made di Duchamp, grazie al quale l’oggetto
seriale, di massa, viene recuperato a fini estetici ed entra nella storia
dell’arte. Ma sarà solo con i nouveaux
réalistes che questo acquisterà un’ampiezza definitiva.
La retrospettiva, che presenta 120 opere e 18
filmati, si apre su due elementi fondamentali dell’opera di Arman: il gesto
fisico ereditato dalla sua pratica delle arti marziali e l’oggetto quale mezzo
di nuove forme artistiche. Il percorso della mostra è organizzato in sette temi.
Pieno,
dove si segnala Hygiène de la vision (1960), realizzato con Martial Raysse, un caleidoscopio
binoculare con 28 piastre di vetro dipinte e collage di oggetti vari, ma anche La
Grande Bouffe (1973), accumulazione di spazzatura in resina e plexiglas, rimando
al film franco-italiano di Marco Ferreri che fece scalpore lo stesso
anno al Festival di Cannes per la sua efferata critica alla societĂ dei consumi.
Seguono La Massa Critica dell’Oggetto, Rabbie e Tagli, con Butterfly Variations (1962), pezzi di violino su
pannello di legno; Archeologia
del Futuro, in cui
trionfa Le Fauteuil d’Ulysse (1965), poltrona bruciata e resina; Arte e Industria e Ritorno alla Pittura, con Encroragie (1968),
flaconi e colate di smalti semi-incastrati nella resina, in cui il colore
diventa oggetto manipolato.
Maltrattati, strappati dalla filiera dei rifiuti,
gli oggetti diventano poesia, narrazione, spesso accompagnati da un titolo
umoristico. Rifiuti borghesi, organici, sistemati in serie,
vengono rinchiusi
in teche di plexiglas, compressi così da negare il vuoto, l’olfatto; diventano teatro del
mondo di ieri e specchio di quello di oggi. Come vetrine museali, rappresentano
la storia e la memoria dell’uomo. “Conservo le catastrofi nelle scatole,
nella plastica, nel cemento. Quest’ultimo m’interessa perché è un materiale
atemporale, come un fossile in cui l’oggetto incastrato diventa un ritrovamento
preistorico. Il cemento è un elemento duro, senza colore che ha una forza che
mi piace molto”, raccontava l’artista.
Il pittore-scultore contestualizza di
nuovo l’oggetto, lo mostra attraverso una catastrofe diversa, intervenendo in
modo spettacolare e violento su quelli dotati d’una forte “personalità ” come il
violoncello, il piano, il pendolo che – spaccati, bruciati con la fiamma
ossidrica – vengono poi protetti da uno strato di resina.
L’opera, che nasce dal paradosso di distruzione
e creazione, porta in sé l’esperienza e la capacità progettuale per
un’archeologia del futuro.
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mostra visitata il 9 ottobre
2010
dal 22 settembre 2010 al 10 gennaio 2011
Arman
a cura di Jean-Michel
Bouhours
Centre Georges Pompidou
Place George Pompidou – 75004 Paris
Orario: da mercoledì a lunedì ore 11-21; giovedì ore 11-23
Ingresso: intero € 12; ridotto € 9
Catalogo disponibile
Info: tel. +33 0144781233; www.centrepompidou.fr
[exibart]
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