Di Leo Copers (Gent, 1947) viene proposta non una vera retrospettiva, ma più che altro una raccolta delle installazioni create durante gli anni 1990-2000, insieme con alcuni lavori storici che risalgono agli anni precedenti (1969-1980).
L’artista ci si presenta con la sua anomala identità di “assemblatore”.
La sua specialità consiste nel riunire gli oggetti più inusuali o che appartengono al quotidiano per farne degli originali assemblaggi che offrono diversi livelli di lettura.
Si tratta di una semplice fusione, come avviene per i fiori appuntati al muro con dei coltelli (“Zonder Titel ”, 1990), mentre in altre occasioni cerca di attirare la nostra attenzione creando un contrasto nel legare tra loro oggetti ad alto valore simbolico che stimolino l’immaginario.
A questo scopo uno dei suoi oggetti preferiti è la rosa, simbolo di amore e di morte allo stesso tempo (Su una delle pareti dello spazio espositivo trionfa infatti il verso “Rosa putida excrementi”) e metafora della carriera dell’artista.
Così, giocando volontariamente sulla confusione dei significati, una caraffa si vino si rivela improvvisamente un vaso pieno di sangue e un tavolo da salone diventa un oggetto volante sconosciuto.
In diverse opere si rifà invece al “Pensatore” di Rodin cui attribuisce un’importanza fondamentale e in esso si riconosce.
Ma il modello classico viene completamente stravolto e riutilizzato in diverse installazioni che ne fanno un picaresco protagonista, a volte viene posizionato sulle pareti nelle pose più insolite, o capovolto fino a ritrovarsi ricoperto di piume ed escrementi (“Zoder titel”, 1997-2000).
Jacques Charlier (Liegi, 1939), presenta un completo “defilè” di quello che è stato il suo percorso artistico fino a questo periodo.
Nelle sue opere si muove contro tutti gli accademismi estetici cui oppone l’idea che l’arte può cambiare il mondo poiché non vi è persona che non ne sia coinvolta dal momento che essa è radicata nella vita.
Questo è il comune denominatore per tutte le opere che appartengono alla produzione “Each Minute of Belgian Art Changes the World ”, sotto il cui slogan l’artista sembra quasi condurre una vera e propria campagna pubblicitaria.
Nei suoi lavori Charlier si muove alla ricerca di icone dell’arte e della cultura popolare, con una predilezione per i temi belgi, accostandoli senza problemi.
Per fare questo egli utilizza tecniche differenti come la pittura, la scultura, la fotografia, il cinema, il video, la scrittura e il fumetto e presentando spesso degli originali innesti tra le diverse pratiche artistiche.
In questo modo costruisce dei sagaci giochi di immagini e parole intrisi di un umore nero ed esuberante, con cui presenta aspetti banali della realtà per ottenere la partecipazione dello spettatore e con essa una democratizzazione dell’arte.
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