Il Mamac di Nizza offre sempre significative occasioni per gli appassionati d’arte contemporanea, distinguendosi per la qualità delle scelte espositive in un territorio –che contempla il Ponente ligure e la Costa Azzurra– solitamente avaro di occasioni. Senza dubbio migliore è la proposta sulla rinomata costa francese, anche grazie ai soggiorni effettuati negli anni da numerosi artisti celebri nella provincia ‘06’ dello stato transalpino. Ma il Musèe d’Art Moderne et contemporain è di sicuro la punta di diamante. Interessante la collezione permanente, incentrata sull’esperienza locale del Nouveau Rèalisme; degne di nota le esposizioni temporanee: come quella attualmente in programma. Il protagonista è Alain Jacquet (1968) che presenta una personale dal suggestivo titolo Camouflages et Trames.
L’artista di Neully-sur-Seine –che attualmente vive tra Parigi e New York– approda in Europa dopo una serie di mostre statunitensi e giapponesi. Si tratta in realtà di un ritorno: Jacquet è un affezionato amico del Mamac de Nice, il quale inevitabilmente ricambia, apprezzando la sua produzione in bilico tra Pop Art e Nuovo Realismo.
Sono esposti oli, sculture e serigrafie su tela realizzate dagli anni ’60 agli anni ‘90. In tutte, la poetica è definita e facilmente riconoscibile: l’intento è quello di “camuffare” i simboli, le immagini nobili della tradizione europea –i quadri del Botticelli o i ritratti di Madonne e altri soggetti classici– attraverso la sovrapposizione di logotipi del nuovo mondo, gli emblemi del commercio e della serialità tanto cari ad Andy Wahrol, spesso tirato in causa, più o meno consapevolmente.
Il cromatismo è intenso, di gusto grafico. Jacquet tratta le immagini con gusto post-moderno, da terzo millennio, anticipando –già negli anni del beat– una modalità che sarà cara a tanti video o web artisti degli anni ’90. Texture larghe, sgranamenti di pixel: sembra quasi abbia lavorato alle sue opere con programmi di grafica digitale, servendosi dei magnifici trucchi pret à porter del software. Arrivando ai camuffamenti degli anni ’80 che prevedono la sostituzione di figure umane con cilindri o forme piene su sfondi siderali. Accostando alla bellezza delle intense campiture di colore un sarcasmo strisciante e gustoso.
valerio venturi
mostra visitata il 16 febbraio 2005
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