Allora perché
un’altra mostra su Gauguin? Perché attraverso le oltre cento opere (dipinti,
acquerelli, sculture e intagli in legno, ceramiche, scritti e lettere) che
compongono Gauguin: Maker of Myth, i curatori della Tate Modern sono
riusciti a raccontare qualcosa di nuovo. E cioè che, oltre a essere un grande
innovatore, Gauguin è anche un meraviglioso narratore. E che le sue storie sono
intessute di sottile dramma psicologico e di sentimenti potenti, espressi con
colori vigorosamente anti-naturalistici.
Ed è tutto lì
sotto i nostri occhi fin dall’inizio, già nel ritratto di suo figlio Clovis
addormentato (1884), la testa bionda abbandonata sul braccio, il sonno reso
inquieto da incubi che sembrano materializzarsi sulla carta da parati alle
spalle del bambino. Passeranno oltre dieci anni prima che Freud pubblichi L’interpretazione dei sogni (1899).
La tecnica di
Gauguin è da subito immediatamente riconoscibile.
dall’opera di Cézanne, abbandona
l’illusione pittorica della profondità per una superficie piatta popolata da
forme sintetiche di colore puro, racchiuso da un’audace linea di contorno, un
riflesso dell’influenza delle stampe giapponesi e delle vetrate cloisonné delle cattedrali gotiche.
Ma è a Pont-Aven,
dove ritorna nel 1888 dopo il breve soggiorno in Martinica del 1887 – e che lo
porta ad allontanarsi dalle convenzioni pittoriche dell’arte europea -, che
Gauguin raggiunge la piena maturità stilistica con La visione dopo il sermone (1888). Ed è qui che, sempre nel 1888,
si riunisce attorno a lui un gruppo di giovani pittori di orientamento
simbolista, tra cui Émile Bernard e Paul Sérusier, che fonderanno i Nabis.
Ma Gauguin è
un’anima inquieta e da Pont-Aven si sposta ad Arles, dove la sua improbabile
amicizia con van Gogh diventa
leggenda, e poi di nuovo a Pont-Aven, sempre in cerca di qualcosa che sembra
non riuscire a trovare.
E allora per
lui l’unica soluzione è partire, estraniarsi da una società che non lascia
spazio all’immaginazione. E a Tahiti, che visita per la prima volta nel 1891-93,
si immerge nella tradizione narrativa locale, dedicandosi alla scultura e
all’intaglio del legno.
Sembra di
essere a una riunione di famiglia, tanti sono i capolavori riuniti nelle 11
grandi sale della Tate: dal Cristo Giallo
al composto ritratto di Tehamana, la giovane donna che sarĂ la compagna di
Gauguin durante il suo primo soggiorno a Tahiti, a Nave Nave Mahana (Giorni deliziosi). Numerosi gli autoritratti,
immagini attentamente costruite che testimoniano l’evoluzione della sua
identitĂ da banchiere borghese ad artista anticonformista. Tra questi, il
controverso Cristo nell’orto degli ulivi (1889),
dove Gesù ha il naso aquilino e la barba appuntita di Gauguin, e l’Autoritratto con Manao tu papau (1893).
L’allestimento
tematico della mostra, che a volte rende difficile seguire lo sviluppo
stilistico dell’artista, è tuttavia bilanciato da due gallerie con materiale d’archivio
in cui il pubblico può familiarizzare con le vicende artistiche e personali di
Gauguin. Perché la leggenda dell’artista fuggito nei Mari del Sud fa ancora
oggi accorrere le folle…
Modern
o non Modern? Che c’azzecca Gauguin alla Tate?
L’artista
viaggiatore a Ravenna
mostra visitata il 18 ottobre 2010
dal 30 settembre 2010 al 16 gennaio 2011
Gauguin: Maker of Myth
a cura di Belinda Thomson, Christine Riding, Amy Dickson
Tate Modern
Bankside – SE1 9TG London
Orario: da domenica a giovedì ore 10-18; venerdì e sabato ore 10-22
Ingresso: intero ÂŁ 13,50; ridotto ÂŁ 10
Catalogo ÂŁ 24,99
Info: +44 02078878888; visiting.modern@tate.org.uk;
www.tate.org.uk/modern
[exibart]
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