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Fino al 2.V.2014 | Berlinde De Bruyckere e Philippe Vandenberg, Il me faut tout oublier | La Maison Rouge, Parigi

di - 18 Marzo 2014
Are still innocent? Narra il pittore Philippe Vandenberg (1952 -2009 Gand, Bruxelles), nella sua lettera aperta dal titolo Lettre au nègre, film documentario (9’30”) proiettato alla Maison Rouge. Tre parole che riassumono, seppur brevemente, l’idea principe che percorre sommessamente la mostra. Inquietando lo spettatore, lo rende più che testimone complice di una sofferenza senza mezze misure. Figure stilizzate, segni grafici semplici, disegni narranti, questi risultano come archetipi che ci riconducono tutti ad un “peccato originale” non ancora espiato, e poi ancora un mare di parole tracciate con una pessima grafia, come strappate alla carta. Vedi l’opera Kill them all, in cui sono riuniti su un’ottantina di fogli altrettanti messaggi che restituiscono la violenza del mondo, ed è qui che ritroviamo la frase-titolo della mostra Il me faut tout oublier.

Pittore dell’esilio, degli erranti, pittore mancato come si autodefinisce, nelle opere di Philippe Vandenberg permane l’urgenza di testimoniare il dolore, la sofferenza umana, unica e singolare, la sua opera lotta contro l’omogeneizzazione di questa, contro il tempo che non perdona.
Ed è in questo scavare oltre le forme e gli intramontabili precetti che incontra l’universo di Berlinde De Bruyckere (1964, Gand). La scultrice belga, presente al Padiglione belga dell’ultima Biennale di Venezia, ha scelto di curare in via del tutto eccezionale la mostra, è lei che ha selezionato dipinti e disegni di Philippe Vandenberg, quasi mai esposto in Francia, con lo scopo di stabilire un intenso dialogo tra le opere. Immersa nell’atelier di Vandenberg, con oltre 30mila disegni da visionare e diversi dipinti, De Bruyckere si è sentita un po’ come un’intrusa che si accaparrava il diritto di osservare i lavori di un altro artista, in tutta intimità e solitudine, data la morte di questo cinque anni fa. Una mostra che è tutta un dibattito tra i due artisti, questa presenta tecniche creative diverse, in cui i valori umani giocano su piani diversi, ma entrambi esplicitano, oltre all’amore per i grandi maestri, la necessità di rappresentare il supplizio finanche l’angoscia, “dipingere il dramma non a causa di questo, ma malgrado esso”, afferma Philippe Vandenberg nella sua lettera aperta.
Una scultura imponente quella di Berlinde De Bruyckere che con elementi semplici e malleabili come cera e stracci, realizza opere grandi ed eccezionali, dal forte impatto emotivo, in cui perdura l’espressione di una libertà trafugata. Sono corpi laceri, umani, cavalli o alberi, questi si apparentano nel rappresentare, attraverso strazianti nervature, i vari sentieri del dolore. Tra le opere, Actaeon III (Graz, 2013-2014), figura della mitologia greca, questo venne trasformato in cervo da Artemide e poi dilaniato dai cani per averla scorta mentre si bagnava nuda. Trasfigurato prima da Artemide e poi dai cani, del valoroso cacciatore non resta che la leggenda, e De Bruyckere presenta i resti slabbrati del corpo di Atteone senza i classici rituali di abbellimento del defunto, qui il mito si estrinseca ed entra a far parte del mondo oggettivo. Nel 2012, i lavori di Berlinde De Bruyckere e Philippe Vandenberg sono già state presentati insieme in occasione della mostra al Museo De Pont, a Tilburg, nei Paesi Bassi.
livia de leoni
visitata il 13 febbraio 2014
Dal 13 febbraio 2014 all’11 maggio 2014
Berlinde De Bruyckere e Philippe Vandenberg
La Maison Rouge
10 boulevard de la Bastille
75012 Paris
Orari: dal mercoledì alla domenica dalle 11 alle 19
Info:www.lamaisonrouge.org

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