Coordinate (strategiche) di una nuova galleria d’arte: area centrale, asse stradale Wiener Sezession / Museumsquartier, quasi dirimpetto al monumentale palazzo dell’Accademia di Belle Arti. Esordi recentissimi, pressoché in simultanea con i successi dell’italica nazionale ai campionati mondiali di calcio. Dettaglio irrilevante per l’arte, è ovvio, ma in questo caso una simile associazione di idee non è del tutto fuori luogo. In effetti questa piccola galleria ha inaugurato la sua attività con un programma preciso e coraggioso: far conoscere artisti italiani contemporanei in un contesto ricco di fermenti artistici ma povero di nomi nostrani, stranamente anche quelli dei soliti noti. Solo sporadiche apparizioni.
Il primo artista a varcare la soglia di questo nuovo spazio è stato Vittorio Matino (1943) con dei dipinti ispirati ad un vivace astrattismo cromatico dagli effetti iridescente; seguito poi da Marco Tirelli (1956) e le sue inconfondibili composizioni geometriche in sottovuoto metafisico. È stata poi la volta dello scultore Giuseppe Spagnulo (1936), che ha proposto piccoli blocchi metallici che emanano il vigore espressivo del ferro “spezzato”.
Attualmente è in corso la personale di Arturo Carmassi (1925) i cui quadri si incentrano su un accumulo materico ottenuto mediante un lento e meditato processo compositivo: il senso del suo lavoro oscilla tra il catartico e l’apocalittico. Commento immediato: artisti non di primo pelo e con curricula personali molto differenti. Una differenza poi che si accentua in modo particolare sotto il profilo dei rispettivi linguaggi espressivi.
Principalmente, dunque, dalla gallerista Silvia Kro proviene un’apertura a tutto tondo senza preclusioni rispetto a linee di tendenza o rispetto alla notorietà degli artisti. Quindi una selezione basata essenzialmente sulla libera valutazione e orientata ad un collezionismo ricettivo e vivace. Se le si chiede come essa sia arrivata a tali scelte, così risponde la giovane gallerista: “Frequento le fiere d’arte in Italia e questo mi permette di avere una panoramica completa sugli artisti. Naturalmente il contatto con i loro galleristi è importantissimo, ma mai del tutto decisivo. Ho dei consulenti con cui dialogare e riflettere”. Esito soddisfacente? Sembra di sì. Poi, fiduciosa delle proprie scelte, Silvia informa che, conclusa la personale in corso, la galleria proporrà una collettiva dei suoi quattro moschettieri italiani.
franco veremondi
mostra visitata il 21 novembre 2006
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