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fino al 24.I.2010 | Damien Hirst | London, The Wallace Collection

di - 12 Novembre 2009
Peccato non poterci andare a Halloween, quando stormi di
vecchine in tweed picchiettavano i pavimenti delle sale cinguettando commenti esilaranti
sulla corrispondenza d’amorosi sensi tra l’opera e l’occasione, che da soli
valevano la visita.
Per chi non abbia potuto godere di tale piacevolissimo
diversivo, No Love Lost è una mostra compatta e colta, che richiederebbe l’accompagnamento di
un saggio iconografico (proprio nel senso di portarsi dietro un luminare d’iconografia).
Classicamente incorniciati in oro, argento e nero laccato,
e a loro agio posti sulla tappezzeria carta da zucchero di una delle collezioni
d’arte barocca più preziose al mondo, si lasciano osservare sotto soffitti
delicatamente stuccati venticinque nuovi quadri di Damien Hirst (Bristol, 1965; vive a Devon e Londra), che sono un
esplicito tributo alla tradizione figurativa occidentale e ai suoi grandi
maestri tutti, dal Rinascimento in su.
Diciotto singoli teschi, di misura variabile ma
consistente, di cui uno splendido e puro, madreperlaceo e lunare; due trittici
grandi e solidi che di Francis Bacon hanno la forma ma non chiaramente l’intenzione; un vaso
di fiori che pare rubato a Ross Bleckner.
Se non si può rimanere indifferenti di fronte
all’oggettiva evocatività dei pezzi, l’ostentato senso di appartenenza agli dei
dell’Olimpo è però vagamente offuscato dalla perseverante volontà di
dimostrarlo. Meglio intenderla, la mostra, come una riflessione meta-artistica,
per esser diplomaticamente sicuri di non muovere infondata infamia.

Questi rebus costruiti su un numero variabile di elementi
ricorrenti, tra cui alcune inequivocabili auto-citazioni (le fauci dello squalo
vengono a galla), si alternano su fondi cupi o punzonati di bianco, come
meditabondi memento mori cinquecenteschi di cui condividono tutto, in primis il gusto ricercato
dell’allegoria; ma che invece di essere erudite creazioni da gabinetto
alchemico, sono messi a sedere su un chesterfield, con tanto di tavolino da fumo,
sigarette, posacenere e bicchier d’acqua.
Così i dipinti, già di per sé anticheggianti, procedono
ancora più indietro nel tempo e nella tradizione, fino a tracciare col gessetto
bianco le linee della prospettiva feroce di Paolo Uccello, pochi isolati distante, alla
National Gallery. E ancora, fino a creparsi di segni invocatori di restauro,
come prodotti ultimi di una cultura di cui si teme il naufragio da un momento
all’altro. E più oltre a ritroso, si scompongono in accenni scheletrici tra
l’umano e il vegetale, fitomorfe strutture al carbonio, schizzate sulle grotte
della preistoria.

No Lost Love
dà vita a una
tutt’altro che dissimulata carrellata di giganti, in cui Hans Holbein il
Giovane
gioca a mamma e figlia con Leon Golub, ma lascia tutti i
tuymansiani ad aspettare fuori, coerentemente in un rifiuto del tonale che
predilige la linea. Ha senso parlare di mancata ispirazione? La mostra è
un’aristocratica compilation rivendicatrice di autorità perduta.

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a Kiev

silvia colaiacomo
mostra visitata il 31 ottobre 2009


dal
14 ottobre 2009 al 24 gennaio 2010

Damien
Hirst – No Love Lost, Blue Paintings
The Wallace Collection – Hetfort House
Manchester Square – W1U 3BN London
Orario: tutti i giorni ore 10-17
Ingresso libero
Info: tel. +44 02075639500; fax +44
02072242155
; www.wallacecollection.org

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  • E' uno degli artisti piu ispirati e sinceri degli ultimi 1000 anni. E' uno dei pochi che riesce a fare quello che vuole grazie al "potere" che si è conquistato. Ed è uno dei pochi che dopo anni di successo ha ancora qualcosa da dire che non abbia già detto.

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