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fino al 27.IX.2009 | Planète Parr | Paris, Jeu de Paume

di - 11 Settembre 2009
Dopo la Haus der Kunst di Monaco,
approda a Parigi la mostra a cura di Thomas Weski, che con questo progetto
conclude il suo rapporto col museo bavarese per approdare all’Università di
Lipsia.
Planète Parr non è solo un invito alla
scoperta dei nuovi lavori del fotografo Martin Parr (Epsom, 1952), membro
dell’Agenzia Magnum dal ‘94. Il percorso alterna infatti agli scatti le
collezioni di oggetti d’uso quotidiano che Parr ha accumulato negli anni per
creare una sorta di travelling museum: cartoline postali, orologi con l’effigie di Saddam
Hussein, gadget della campagna presidenziale di Obama.
Come afferma egli stesso: “Provo
molta attrazione per questi oggetti effimeri. Molti di questi oggetti sono in
rapporto con delle persone o degli eventi che ci ricordano la gloria passata di
epoche e di luoghi ben precisi. Quando questa gloria sprofonda nel passato,
l’oggetto assume connotazioni nuove
”. Mai scontata, la messa in scena di questa metamorfosi
mostra la banalità degli oggetti dei quali ci circondiamo. Parr richiama
insomma con ironia alla nostra attenzione la schizofrenia consumistica delle
società contemporanee.
Le sue collezioni di cartoline –
in inglese ‘boring postcards’ – e di libri di fotografia offrono al visitatore una via
diversa per notare come il britannico osservi e si nutra da sempre delle altrui
logiche del visibile per arricchire il proprio universo espressivo.
Incorniciate in serie, le cartoline svelano le loro forme, il loro linguaggio.
Messi uno di fianco all’altro, i libri – così come la serie eccezionale di
scatti di fotografi britannici degli anni ’50 e ’60 – confermano l’eterodossia
del suo rapporto con le immagini.

La mostra ospita anche due nuovi
progetti. Nella serie Luxury (1994-2008), Parr si diverte a stravolgere il linguaggio
del documentario di denuncia. Non è la povertà a essere al centro del suo
obiettivo, ma il lusso. Da Dubai a Mosca, passando per Miami o Durban, Parr
documenta una classe internazionale di nuovi ricchi che fanno dell’ostentazione
della ricchezza il proprio carattere identitario. Nella serie Guardian
Cities Project
,
commissionatagli dal giornale inglese “The Guardian”, il registro è invece ben
diverso e Parr ritrae dieci diverse città britanniche. Anche nel documentare le
dinamiche economiche e sociali di questi spazi urbani, riemerge quel suo
sguardo caustico e comprensivo che osserva, senza compatire, la nostra realtà
contemporanea.
Il doppio passaggio – all’entrata
e all’uscita – attraverso la serie Small World, dedicata al turismo di massa,
non poteva trovare una sede più adatta del giardino delle Tuileries, meta
obbligata nei mesi estivi delle orde di turisti che affluiscono in città. Sono
immagini ironiche (un gondoliere al lavoro nel centro di Las Vegas) e in alcune
il sarcasmo è tagliente (i bambini africani che inseguono una jeep di turisti
occidentali, a simboleggiare la rincorsa di un intero continente).

Sono talmente affascinanti che la
voglia di immortalarle è incontrollabile, ma è proprio nel rivivere in prima
persona questo bisogno compulsivo di fotografare ogni cosa, tipico del turismo
di massa, che Parr ci ricorda con ironia quanto il nostro agire sia dettato da
logiche identitarie che controlliamo, nostro malgrado, solo a malapena.

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christian omodeo
mostra visitata il 12 agosto 2009


dal 30 giugno al 27 settembre
2009
Planète Parr
a cura di Thomas Weski
Jeu de Paume –
Concorde
1, Place de la Concorde – 75008 Paris
Orario: da mercoledì a venerdì ore 12-19; martedì ore 12-21; sabato e domenica
ore 10-19
Ingresso: intero € 6; ridotto € 4
Info: tel. +33 01470312501; www.jeudepaume.org

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