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Fino al 30.VII.2016 | Michele Spanghero Timber | Galerie Mazzoli, Berlino

di - 30 Luglio 2016
In una Berlino in pieno fermento per la nona edizione della Berlin Biennale for Contemporary Art, tra le gallerie della metropoli, una tappa imperdibile è la nuova personale di Michele Spanghero alla Galerie Mazzoli. Con la mostra “Timber” il sound artist dà origine ad un percorso scandito da cinque opere, tre delle quali di dimensioni imponenti, che accompagnano il visitatore dal puro suono alla sua silenziosa evocazione visiva, in un continuo scambio tra il vedere e l’udire. Questa doppia valenza insita nelle opere è suggerita dal titolo della mostra, “Timber”, che in inglese indica sia il legno (materia con cui gran parte delle sculture è realizzata) sia il timbro del suono.
La mostra si articola in cinque sale che, in un allestimento lineare e arioso, ospitano ciascuna un’opera, permettendo al visitatore di stabilire un rapporto molto diretto e personale con ogni lavoro, fondamentale per poter percepire, stanza dopo stanza, la differente relazione tra forma, suono e spazio.
Apre concettualmente la mostra l’installazione sonora Sum (2015), composta da quattro canne d’organo e un altoparlante a dodici speaker in legno. Un accordo di quinta perfetta, costantemente prodotta dalle canne d’organo, interagisce con il suono emesso dal dodecaedro, uniforme in tutte le direzioni. L’incontro tra le onde sonore che riempiono la stanza, fino a saturarla, crea alcuni effetti acustici che lo spettatore può percepire soltanto muovendosi nello spazio espositivo. Dinanzi a quest’opera forte è l’impressione dello scacco matto che il lavoro riserva allo spettatore: entrando egli stabilisce un rapporto visivo con l’opera, ma presto si rende conto di essere stato quasi fagocitato dal suono invisibile, costringendolo a rivalutare la situazione contingente attraverso categorie mentali e sensoriali differenti, dalla vista all’udito, facendo esperienza della fisicità del suono.

Proseguendo nella mostra si trova Ad Lib. (2013), una scultura sonora in cui una macchina medica per la ventilazione polmonare automatica fa suonare cinque canne d’organo al ritmo costante e ripetitivo del respiro meccanico. Il titolo riprende l’indicazione musicale “ad libitum” (“a volontà”), che consente all’esecutore di un brano di reiterare a piacere alcune battute: gli elementi che costituiscono l’opera creano così un cortocircuito di percezione e significato che si muove sul confine di profondi interrogativi tanto sulla libertà artistica quanto sulla vita.
Nella sala successiva è collocata Tuned Volume (2016), un’enorme sfera lignea modulare di un metro e mezzo di diametro che a livello acustico stabilisce una relazione tra la propria massa volumetrica e la struttura della stanza in cui è posta, in un reciproco adattamento che dà origine ad un suono differente a seconda del luogo in cui l’opera è collocata. La realizzazione di un lavoro così complesso ed imponente è frutto della collaborazione tra l’artista e l’azienda Lunardelli est.1967 per il progetto Alchimie Culturali coordinato dalla Fondazione Bevilacqua La Masa.
La mostra prosegue con un’altra opera di grandi dimensioni, l’installazione site specific Listening Is Making Sense in cui il suono apparentemente scompare. In quest’opera Spanghero, diffonde il suono nella materia facendolo assorbire dalle undici travi di legno posizionate a formare una scultura che ricorda il gioco degli shanghai. Nel silenzio della stanza, lo spettatore è chiamato ad appoggiare l’orecchio sulle travi per poter udire il suono che in esse scorre. «L’idea alla base di quest’opera nasce dall’interazione sonora con un’installazione di Giovanni Campus – spiega Spanghero – l’intervento dà vita alla volumetria dell’opera nell’intento di creare una relazione fisica tra scultura e spettatore attraverso il contatto dell’orecchio con le travi, ciò permette di scoprire il suono nascosto nella materia, perché, come afferma il titolo, è l’atto dell’ascolto a dare senso all’opera».
La mostra si conclude con la scultura in gesso, Nocturne (2014), in cui un cuscino reca l’impronta lasciata da un violino. Qui il suono è assente, solo evocato dall’immagine onirica di un volume vuoto e silente, a chiudere il cerchio aperto nella prima sala della mostra, in una progressiva riduzione del suono e della sua introiezione nella materia.
Silvia Conta
Michele Spanghero | Timber
Galerie Mazzoli
Potsdamerstr. 132, Berlino
www.galeriemazzoli.com

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