Catapultata chi sa come e chi sa da dove, una casetta monofamiliare, tipica dei sobborghi popolari delle città mitteleuropee, si è conficcata sul tetto del MUMOK, l’alto e plumbeo padiglione del MuseumsQuartier dedicato all’arte contemporanea. Nella sua presumibile parabola discendente il villino ha agito come un vettore dall’ogiva perforante, costituita dal tetto spiovente. E ora staziona capovolto, in equilibrio assolutamente precario, proprio sul ciglio del tetto del museo.
Con una vaga quanto inquietante allusione all’11 settembre, lo scultore austriaco Erwin Wurm (1954) offre al pubblico una messa in scena vertiginosa, un House Attack tutto da chiarire, un assurdo accidente ben visibile anche da lontano. Bisogna infatti addentrarsi nel vasto cortile della cittadella dei musei per capire che si tratta di un’installazione artistica.
Sono bastati pochi mesi a Wurm per tramutare la sua simpatica casetta parlante, cicciona e ben adagiata sul pavimento del cortiletto del MACRO di Roma, in un proiettile vagante e potenzialmente devastante: una svolta parossistica che emana la consueta ironia ma anche un inedito cinismo, come se il mondo fosse minacciato da eventi fulminei e da nemici invisibili. Non c’è dubbio che l’era contemporanea ci spinga a credere che tra realtà e finzione talvolta sia impossibile distinguere. Alcuni quotidiani viennesi, ad esempio, ironizzando quanto basta, hanno avvisato i lettori che quello strano evento è in realtà un’opera d’arte: astutamente, anche i media sono stati cooptati nel contesto artistico. Tutta la macroscopica evidenza dell’installazione e la sua pubblica notorietà fanno quindi convergere il significato verso il nostro modo di percepire e valutare gli accadimenti, inserendosi in un immag
Lo show di Erwin Wurm continua poi all’interno del MUMOK con una vasta antologica dal titolo Keep a Cool Head. Vi sono esposti quattrocento oggetti, una sovrabbondanza eterogenea ma assolutamente indicativa dell’incessante flusso generativo di questo artista. Nel repertorio non mancano la casa cicciona e una goffa dream-car obesa color rosso-ferrari; innumerevoli le tipiche One minute sculptures, documenti fotografici di brevi azioni in chiave giocosa e grottesca i cui “attori” vengono selezionati tramite annunci. Wurm è, insomma, il plasmatore di insidiose modalità linguistiche proiettate nella quotidianità. Nel creare situazioni e oggetti sui generis o nel manipolare il senso comune delle cose, Wurm è cosciente di trasformare il mondo e di determinare circostanze concrete che in qualche misura si radicano nella realtà, ovviamente contaminandola: in effetti, senza il contaminarsi delle entità cosa sarebbe mai il mondo? Null’altro che una realtà puramente estranea. Allora, la necessità quasi compulsiva di un artista/scultore nel dare alla luce una così generosa produzione sembra dettata –per dirla alla maniera di Hegel– da quell’impulso umano che consiste nel “togliere al mondo la sua riottosa estraneità”.
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