Categorie: around

Italiani a Bruxelles

di - 12 Novembre 2003

Forse Italia recita il titolo di una mostra –che proprio a sette giovani artisti del bel paese è dedicata- inaugurata lo scorso 12 ottobre allo SMAK di Gent. Ironia –il riferimento politico è palese- e un dubbio (sentenze –per fortuna, oppure no- pare che non ne esprima più nessuno) lasciato in eredità agli ipotetici spettatori. L’interrogativo è quello relativo alle ultime tendenze dell’arte Italiana: un panorama composito, discontinuo, di cui si parla –e si sente parlare- in termini entusiastici o apocalittici, ma raramente con obiettività e in una prospettiva storica.
E se è vero che con Tiziano o con le splendide Biccherne Senesi si va sul sicuro, è altrettanto vero che offrire uno spaccato quanto più esaustivo possibile dell’arte contemporanea italiana dovrebbe essere tra gli obiettivi imprescindibili del programma culturale proposto durante il nostro semestre di presidenza UE.
Così noi proviamo a dare un’occhiata a quello che succede a Bruxelles e dintorni, per raccontarvi cosa esportiamo, tra allestimenti riciclati, interventi d’autore e mostre pensate ad hoc.
Tralasciamo Forma 1 (mostra più che longeva, ormai in tour da circa tre anni, qui fa parte del pacchetto Europalia) e Italian Factory (a latere nella calda estate della Biennale), due giorni fa è stato inaugurato Zenith, scultura di Mimmo Paladino, mentre di Fabrizio Plessi è possibile vedere Roma, strafamosa installazione in odore kolossal con monitor e lastre di travertino.
Al tema del paesaggio –e del passaggio- è dedicata la mostra Places of Affection – Luoghi d’Affezione (a cura di Angelo Capasso, fa parte di Europalia ed è allestita in due sedi, tra Bruxelles ed Eupen) di cui una piccola preview è stata presentata a Roma, presso l’Academia Belgica: a confronto le tante differenti realtà del cosiddetto nomadismo culturale -un eredità del settecentesco Grand Tour?- tra artisti che eleggono l’Italia come patria d’adozione e italiani che preferiscono andare altrove. Decisamente eterogenea la scelta dei nomi, da Beuys, Warhol, Lewitt alle star Beecroft e Cattelan a Karin Andersen, Dafni & Papadatos, Flavio Favelli
E proprio oggi inaugura negli spazi del Parlamento Europeo Futuro Italiano (a cura di Lorenzo Canova), che dell’arte italiana degli ultimi cinquant’anni offre una scelta significativa, orientata secondo una linea di lettura solida e consapevole. L’idea è che si possano rintracciare due possibili filoni –che sono poi le due sezioni della mostra- a cui ricondurre e da cui sviluppare le molteplici declinazioni dell’arte d’oggi: materia / antimateria a cui si allaccia l’ambito prettamente aniconico (dai numi tutelari Fontana e Burri, a Kounellis, Consagra, i due Pomodoro, a Tirelli, Nunzio, Pietrosanti) e nuova immagine italiana che comprende l’orizzonte della pittura figurativa, della scultura, della fotografia, ma anche dell’installazione, della performance e dell’utilizzo dei nuovi media e del digitale. Dagli ormai storici De Dominicis, Boetti, Pascali alle nuove leve. Guardando con autoironia -e molto affetto- a luoghi comuni, oggetti e personaggi simbolo. Come il Totò in bianco e nero dipinto –con la consueta algida bravura- da Gianmarco Montesano.

mariacristina bastante

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Futuro Italiano (a cura di Lorenzo Canova), Bruxelles, Parlamento Europeo fino al 31.XII.2003
Italian Factory. La nuova scena artistica italiana (a cura di Alessandro Riva), Strasburgo, Palazzo del Parlamento Europeo fino al 21.XI.2003
Places of affection (a cura di Angelo Capasso) Bruxelles, Gran’d Place – Hotel de Ville, Eupen, IKOB, fino a dicembre 2003


[exibart]

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