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arteatro_ festival | Santiago a Mil

di - 10 Febbraio 2009
Appena conclusosi, il Festival Internacional de Teatro Santiago a Mil dimostra una vitalità prorompente. Nato sul finire della dittatura e cresciuto con la ritrovata democrazia, fin dagli esordi ha dimostrato un’accurata attenzione per l’aspetto politico del fare teatro e cultura in genere; politico perché necessariamente con lo sguardo rivolto alla storia nazionale – da cui nessun cileno può prescindere – e anche per la sua natura popolare. Santiago a Mil è nato in strada con lo spettacolo Tutti questi anni… (con Carmen Romero, da allora direttrice del Festival) e da sedici anni propone pièce nei teatri, nelle università ma anche nelle strade e nelle piazze.
Questa impronta in un modo o nell’altro caratterizza anche la drammaturgia contemporanea cilena. Nomi ormai storici e talenti emergenti affrontano il tema sociale e politico, seppure talvolta apparentemente nascosto dietro testi ironici, divertenti o con tematiche più intimiste.
Quest’anno è stato chiaro in Violeta: al centro de la injusticia di Rodrigo Pérez al Teatro della Memoria ed è emerso in Diciembre del regista e drammaturgo Guillermo Calderón, che con la Compañía Teatro en el Blanco e lo spettacolo Neva aveva aperto la stagione del teatro India a Roma nel 2008. In entrambi i casi, Calderón ha mosso una riflessione critica e politica sul Cile partendo da corde intime o trasfigurate in storie differenti – come nel senso di colpa struggente di Olga Knipper, vedova di Cechov in Neva – o dalla realtà della guerra in Diciembre.
Ma ovviamente, seppure fortemente incline a certe tematiche, il teatro cileno ha mostrato percorsi diversi, anche legati all’analisi del linguaggio, come nel caso di Cristo dell’enfant prodige Manuela Infante, portato anche al Festival del Due Mondi nel 2008.

La presenza di queste due opere in Italia è il segno di un rapporto istaurato ormai da due anni tra Italia e Cile nel segno del teatro. Se queste (e altre) compagnie sono arrivate nella Penisola, le italiane hanno partecipato a Santiago a Mil. È tornata la Societas Raffaello Sanzio, quest’anno con Augustinian Melody di e con Scott Gibbons al Museo de Arte Contemporáneo, dopo aver riempito le sale lo scorso anno e aver gettato il seme per degli emuli cileni che i critici di quel Paese non faticano a credere nasceranno, in qualche modo.
È un libro – appena uscito in Italia – a raccontare il viaggio al Festival Santiago a Mil tanto della Societas Raffaello Sanzio quanto delle altre compagnie invitate lo scorso anno (Pippo DelBono, Motus, Teatrino Clandestino e Piccolo Teatro di Milano). Le voci di Santiago di Katia Ippaso, presentato a Santiago durante il festival di quest’anno, è una sorta di viaggio, un reportage ma al tempo stesso una lucida analisi del teatro contemporaneo cileno.
Edito da Editoria & Spettacolo, il libro è un progetto dell’Eti e presenta la vivace scena cilena anche attraverso il rapporto nato dall’incontro con le compagnie italiane e gli operatori dei festival nostrani. Un incontro reso possibile grazie a un accordo tra ministri della cultura dei rispettivi Paesi.
L’autrice è riuscita a entrare nei vari strati di un Paese complesso, uscito ferito dalla dittatura ma che affronta il teatro come presa di coscienza e di denuncia, seppur non rimanendo incastrato nelle trame di una produzione monotematica. Caratterizzati da una forte apertura intellettuale, artisti, operatori e pubblico hanno incontrato in seminari e tavole rotonde gli italiani, proponendo ogni volta una nuova possibilità di lettura del teatro contemporaneo cileno e italiano. Ne sono emerse suggestioni raccolte da Ippaso anche sotto forma di interviste e dibattiti su carta, cosa che regala al lettore una visione piuttosto ampia della cultura cilena odierna (vi sono interventi anche di scrittori, critici dell’arte, cineasti) e una nuova immagine degli autori italiani, filtrata attraverso la comune esperienza vissuta a Santiago.

Dunque nella 16esima edizione l’Italia è stata comunque presente al Festival, seppure perlopiù sulla scia dello scorso anno. Protagonisti assoluti della scena europea – oltre quella argentina, messicana e asiatica – sono state invece Fura dels Baus e La Orgia de la tolerancia di Jan Fabre.
La compagnia catalana ha dato vita a un emozionante spettacolo diviso in tre parti e portato in strada, in un’occasione davanti La Moneda, scenario simbolico forte che ha visto aggirarsi una gigantesca bambola di rame. Lo spettacolo, in coproduzione con il Santiago a Mil, è stato appositamente realizzato e si è sviluppato in diverse tappe, rendendo i numerosi spettatori parte integrante di un progetto notturno e dal carattere visivo molto intenso, come sempre per Fura.
L’opera teatrale di Jan Fabre – un’analisi della follia collettiva, della tolleranza alla luce della umanità – è anch’essa una coproduzione (del Festival Internacional de Teatro Santiago a Mil e della compagnia Troubleyn), che segna il ritorno dell’artista belga, già ospite del Festival nel 2005 e nel 2006. Accanto al teatro, una mostra delle opere dal 1977 al 2007 sono ospitate al Mac – Museo di Arte Contemporanea.
Altra presenza rilevante è stata quella di Sasha Waltz & Guests con lo spettacolo Körper e la presenza di Pina Bausch, che rimarrà in Cile per preparare lo spettacolo che aprirà la prossima edizione del Festival.
Cresce dunque, ancora la portata di un appuntamento che, tra i più importanti del Latino America, si candida a pieni voti per entrare nel novero dei Festival più importanti al mondo.

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federica la paglia

la rubrica arteatro è diretta da piersandra di matteo


dal 3 gennaio al primo febbraio 2009
Festival Internacional de teatro Santiago a Mil 2009
Sedi varie – Santiago del Cile
Info: info@stgoamil.cl; www.stgoamil.cl

[exibart]

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