Categorie: arteatro

arteatro_contaminazioni | Masbedo

di - 11 Gennaio 2011
Nel panorama delle arti visive e performative,
l’utilizzo di nuove tecnologie e l’ibridazione di linguaggi appartenenti alle
più disparate discipline va connaturandosi alla formulazione di nuove estetiche
capaci di plasmare nuove grammatiche per lo spettacolo contemporaneo.

Questa stessa modalità di lavoro, però, rischia
di perdere la sua vitalità nel momento in cui diventa espressione di un
imbastardimento fra arte e industria dello spettacolo, ossia quando assume toni
radical chic in cui l’opera d’arte (di qualunque natura essa sia) è
schiacciata dall’esposizione dei mezzi utilizzati. Con il risultato di dare in
pasto al pubblico immagini da consumare, privandosi di qualsiasi costruzione
linguistica, di qualsiasi studio o ricerca della materia tecnologica, delle
dimensioni spaziali e temporali in cui essa è situata e del rapporto che
istaura con eventuali performer.

Ospitato da Romaeuropa Festival, che giunto ai
suoi 25 anni si rivolge verso la codificazione di un nuovo linguaggio artistico
e teatrale, Glìma, creazione nata dalla collaborazione tra Masbedo,
Erna Ómarsdóttir, Damir Todorovic, Lagash e Gianni
Maroccolo
, è un paradossale esempio di come high-tech e
multidisciplinarietà non siano sempre una carta vincente per la messa in scena
di uno spettacolo.

In uno spazio racchiuso tra due pannelli video,
Erna Ómarsdóttir – celebre danzatrice islandese, collaboratrice di Jan Fabre e della connazionale Björk
– e l’attore Damir Todorovic se ne stanno immobili, seduti su due sedie
posizionate ai lati di una piattaforma quadrata. Il volto di lui è coperto da
una maschera di pelle nera dalla quale si estendono, come lunghi capelli, fili
dello stesso materiale, incollati alle mani di lei tramite dei guanti. Sdoppiate
sui due schermi, sgranate immagini di fili elettrici e apparecchiature
elettroniche ruotano lentamente, mentre Lagash – produttore di musica
elettronica e bassista dei Marlene Kuntz – e Giovanni Maroccolo – produttore
dei Marlene e altre band storiche come Cccp, Pgr e Liftiba – accompagnano il
loro movimento attraverso romantiche sonorità elettriche. Scritte in tempo
reale, brevi frasi riempiono lentamente uno degli schermi video ponendo domande
esistenziali agli spettatori.

Improvvisamente Ómarsdóttir e Todorovic si
alzano, tirano un calcio alle sedie spingendole fuori dalla scena; quindi,
mentre la musica si fa più impetuosa, iniziano la loro danza. Che è lotta tra
l’archetipo del femminile e del maschile. Violenta battaglia senza vinti e
vincitori, giocata tutta su un gusto sadico o sadomasochistico. Obbligati dalle
corde nere che ne uniscono i corpi, i due performer si tirano, si strattonano,
urlano, si inseguono, si lasciano cadere. Quindi si rialzano, pronti a
riprendere la loro battaglia.

Manipolati in tempo reale da Masbedo, celebre duo
di artisti composto da Nicolò Masazza e Jacopo Bedogni, i video seguono il
ritmo dell’atto performativo fino a quando un piccolo robot telecomandato dalle
sembianze di un ragno non entra in scena e riprende, amplifica e rielabora con
la sua piccola testolina l’intera performance, divenendone il principale
protagonista.

Impostosi nel panorama dell’arte internazionale
per le numerose e fortunate esposizioni (dal Palais de Tokyo fino al Tel Aviv
Art Museum), ma soprattutto per la partecipazione al Padiglione Italia della 53. Biennale di Venezia, Masbedo tenta
un inedito percorso teatrale/performativo. Musica live, video, danza, robotica
concorrono alla costruzione di un’unica drammaturgia visiva. Eppure l’unione dei
differenti linguaggi non si risolve qui in un vero studio degli elementi che
compongono la scena: l’impianto visivo è incapace di indicare una linea
drammaturgica o emozionale.

La costruzione coreografica di Ómarsdóttir e
Todorovic non si risolve in uno studio sulla fisicità, sulle dinamiche che
intercorrono tra corpo, spazio, movimento e durata, né, ancor meno, in quelle,
immediatamente percepibili, tra azione performativa e video. Il robot
meccanico, a sua volta, entra in scena come elemento ammaliante ma superfluo,
oggetto tecnologico dalle funzioni ridondanti, creatore di didascalie video per
una scena didascalica immersa in estetiche cool anni ‘90.

Immagini sgranate, musica elettrica con patina
elettronica, testi pateticamente esistenzialisti. L’addizione di differenti
linguaggi (non sviluppati) ammassati sulla scena per catturare (ma solo
superficialmente) lo sguardo dello spettatore.

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Santasangre
al Romaeuropa

matteo antonaci

la
rubrica arteatro è diretta da piersandra di matteo


dal
21 settembre al 2 dicembre 2010

Romaeuropa Festival 2010

direttore artistico: Fabrizio Grifasi

Sedi varie – 0100 Roma

Info: www.romaeuropa.net

[exibart]

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  • Finalmente un articolo in cui non si ha paura di descrivere le cose per quello che sono e non per quello che vorrebbero essere. Bravo!

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