Dietro ai rettangoli bianchi, le ombre dei corpi di Teodora Castellucci, Cristina Rizzo e Roberta Zanardo, appaiono come macchie di fluida materia, agglomerati tridimensionali di particelle colte nell’innescarsi del proprio processo di fusione e trasmutazione. Una metamorfosi rapida, fotografata da figure astratte la cui insita energia si estende attraverso lo spostamento furioso delle onde sonore e il lampeggiare della luce che investe la materia gassosa.
Caduti i tre schermi, lo spazio scenico si mostra finalmente allo sguardo. È una landa algida, bianca, un deserto post-atomico e senza vita, sul cui sfondo fasci di particelle luminose scorrono rapidi, impetuosi, annodandosi, raggiungendo velocità supersoniche tese a creare una voragine nera in cui non solo lo sguardo, ma anche gli altri sensi dello spettatore precipitano senza tregua. Tornata la quiete, come in un film fantascientifico (vengono in mente 2001: Odissea nello spazio di Kubrick e Incontri ravvicinati del terzo tipo di Spielberg), le tre performer, ombre nere perse nella nube fumosa, appaiono sullo sfondo. Acefale, a-sessuate, disumanizzate conquistano lentamente lo spazio mentre un monolite rettangolare sospeso orizzontalmente a mezz’aria, incombe sui loro corpi. Che sono particelle impazzite, trasfigurate dall’energia nucleare; figure post-umane sorprese in un improvviso scatto bestiale, nella caccia continua ad un antropomorfismo irraggiungibile.
Dopo aver rivitalizzato la pratica spesso abusata degli studi tramite una vera e propria costruzione d’ipotesi ed esperimenti scientifici – il primo dei quali, Framerate 0, fu presentato un anno fa durante Drodesera Festival 2010 – Santasangre costruisce Bestiale Improvviso come una tesi rigorosa in cui differenti discipline artistiche (video, danza, musica, istallazione) s’ibridano per la produzione di un unico risultato.
Rientrando nella costruzione della forma spettacolare, i riferimenti alle teorie scientifiche si risolvono nella costruzione estetica e nell’immagine. Eppure qui l’illusione visiva lascia spazio alla radicalità dei sensi, all’oggettività della materia. Differentemente dal precedente SeiGradi, che faceva esplicito utilizzo dell’illusione ottica attraverso ologrammi e proiezioni 3D, la visionarietà di Bestiale Improvviso sta nella capacità di spostare la razionalità del pensiero scientifico su un perduto piano metafisico in cui i processi chimico/fisici acquistano la misticità di un rituale religioso (di cui, non a caso, si rintracciano alcuni elementi figurativi, tra i quali il monolite, il cerchio, la danza).
L’apparente coincidenza tra forma e contenuto – che troppo facilmente avrebbe ricollegato l’operazione creativa di Santasangre a una sorta di recupero delle avanguardie primo-novecentesche – si risolve, invece, in tale ritualità post-organica che resuscita i sensi dello spettatore in una dimensione “mecca-dionisiaca” e schiaccia la razionalità apollinea della scienza per esporne l’ebbrezza, il velato terrore, la bestiale irrazionalità. La stessa che scorre nel Large Hadron Collider custodito nei sotterranei del Cern, tra big bang e buchi neri, alla scoperta dell’origine, dell’energia, della forza, della vita umana, e che diviene, sulla scena di Bestiale Improvviso, mistica cerimonia, agita prima da forze intangibili (luce, fumo, materia) poi da irriconoscibili corpi segni (o geroglifici alla maniera di Artaud) che scrivono nello spazio l’invocazione alla misteriosa natura. Niente di più antropologicamente teatrale.
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matteo antonaci
la rubrica arteatro è diretta da piersandra di matteo
dal 21 settembre al 2 dicembre 2010
Romaeuropa Festival 2010
direttore artistico: Fabrizio Grifasi
Sedi varie – 0100 Roma
Info: www.romaeuropa.net
[exibart]
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bello! bell'articolo.. lo voglio vedere
Complimenti per la capacità evocativa delle tue parole, e per ciò che attraverso la scrittura critica restituisci con valora aggiunto.