Il Saloncino da Ballo Goldoni, al tempo della sua inaugurazione, nel 1818, faceva parte del complesso di strutture per lo spettacolo voluto dall’impresario teatrale Gargani e realizzato dall’architetto Giuseppe Del Rosso.
Oggi, dopo ripetute e prolungate chiusure, ristrutturazioni e restauri (che hanno trasformato l’Arena diurna in cinema e riportato in vita il Teatro), il Saloncino apre ufficialmente i battenti sotto il nome di Can Go, Cantieri Goldonetta, luogo per la produzione, la sperimentazione e lo spettacolo.
L’inaugurazione si è svolta in una settimana di eventi, La democrazia del corpo, dal 27 dicembre al 4 gennaio, con spettacoli, letture, installazioni. Una molteplicità e una contaminazione di linguaggi che suggeriscono gli intenti per la futura programmazione coordinata da Virgilio Sieni, direttore artistico di CanGo.
CanGo è un acronimo anomalo per Cantieri Goldonetta, ma significa anche via
CanGo è soprattutto un nome di invenzione, molto eufonico, fresco rispetto a nomi vecchi e pomposi, e sonoro, sa un po’ di danza e un po’ di animale. C’è un allusione al desiderio di continuità tra le discipline artistiche, una dimensione senza confini in cui la ricerca delle arti si svolga intorno alla centralità, necessaria e insostiruibile, del corpo. La struttura architettonica di CanGo, rispecchia questa libertà e questa flessibilità aprendosi, come è avvenuto nella settimana di inaugurazione, a diversi usi dello spazio.
Quali sono le linee guida del progetto?
Non esiste una linea programmatica; alla base si trova una volontà precisa di svolgere la molteplicità dei linguaggi dell’arte contemporanea in un confronto continuo. Il senso della contemporaneità risiede in questo: nel rimuovere i rapporti gerarchici tra le discipline e nello sfruttare le differenze come focus per l’invenzione e la creatività.
CanGo non si propone come luogo destinato eminentemente allo spettacolo, non è un centro per le arti visive. È piuttosto uno spazio di ricettività in cui convergono in forma organica i bisogni della musica, della danza, delle arti visive.
Quindi la futura attività di CanGo prevede il coinvolgimento di alcuni co-curatori
Certo, è già avvenuto con La democrazia del corpo, ed esiste una squadra pronta ed entusiasta. Ma non c’è l’intenzione di arruolare in formazione rigida un’equipe di esperti delle diverse discipline. CanGo assimila il concetto di residenza per la sperimentazione, un cantiere aperto in cui artisti, teorici ed altri operatori possono intervenire in un forum di discussione ed elaborazione continuo.
Quando ho assunto il ruolo, grato e gravoso, di direttore artistico non intendevo chiudermi da solo in una stanza, con le mie coreografie e con il mio gruppo di danzatori. Ribadisco il concetto di spazio aperto in cui tenere insieme le idee, gli artisti, i curatori…
Da sempre Virgilio Sieni lavora intorno al corpo come strumento di indagine e come destinazione di questa stessa ricerca. In questo percorso molte sono state le sperimentazioni e le contaminazioni con altri ambiti artistici. Qual è il rapporto tra la danza e le altre forme d’arte?
Che tipo di accoglienza ha riservato il pubblico fiorentino all’apertura dei Cantieri Goldonetta?
Nei giorni dell’inaugurazione abbiamo avuto il pieno, (e ci trovavamo a cavallo di Capodanno, con date normalmente congestionate da altri impegni). Naturalmente Can Go si rivolge ad un’utenza diversa, più “specializzata” di quella che di regola affluisce agli appuntamenti cittadini. E comunque per il pubblico che è convenuto qui nei primi giorni di apertura CanGo rappresenta una risposta a necessità da tempo irrisolte. Resta fermo che la centralità dell’impegno sarà nella creazione e non nella spettacolarizzazione.
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a cura di pietro gaglianò
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