Categorie: arteatro

Teatro | Eternapoli

di - 23 Febbraio 2018
Per Eternapoli, platea e palchetti del teatro San Carlo gremiti in ogni ordine di posto. Nato come spettacolo teatrale da tutto esaurito, il testo di Giuseppe Montesano ha trovato una nuova incarnazione nelle musiche scritte da Fabio Vacchi per voci recitanti, orchestra e coro, e nella recitazione di due attori tanto apprezzati quanto navigati: Toni Servillo e Imma Villa. Dei due attori si ricordano i successi più chiacchierati del grande schermo, gli ultimi, La grande bellezza, per Servillo, e il coinvolgimento nella trasposizione cinematografica de L’amica Geniale, della misteriosa scrittrice Elena Ferrante, per Villa. Le controparti musicali non sono da meno: lunghissimi e impressionanti i curriculum del M° Vacchi e dei M° Renzetti (direttore) e Faelli (maestro del coro). Per non dire dell’orchestra e del coro del San Carlo, che continuano a rappresentare un’istituzione. Eppure, nonostante tali premesse, lo spettacolo non riesce a emergere da un certo tipo di rappresentazione stereotipata.
Eternapoli è uno spettacolo la cui intenzione è quella di portare al centro del palcoscenico la contraddittorietà della città. Una contraddittorietà nota tanto a chi la città partenopea la vive ogni giorno, tanto a chi la attraversa di sfuggita. Solitamente, per renderla manifesta, si fa ben attenzione a sottolineare tanto gli aspetti positivi tanto quelli negativi. In Eternapoli la negatività ha preso il sopravvento, lasciando Servillo recitare, con una cadenza napoletana esageratamente caricaturale, un testo in cui Napoli viene descritta come un pacchetto di esperienze da vivere, come un luna-park popolato da un popolo senza personalità che, testualmente, «Vo fottere e magnà». Nonostante alcune intuizioni siano certamente corrette, è stata restituita un’immagine di Napoli non meno falsata di quella riportata dai principali mezzi di informazione, sulla perenne emergenza rifiuti, sulle baby-gang che improvvisamente e periodicamente affollano le strade, sulla frequenza di episodi di piccola criminalità.
Sebbene le premesse fossero le migliori – il coinvolgimento di professionisti di alto livello in ambito teatrale e musicale – Eternapoli non è riuscito a conquistare il pubblico a causa di contenuti sviluppati superficialmente e in quella contraddittorietà apparente, rivelatasi solo un pretesto per elencare e amplificare, ancora una volta, tutti gli aspetti negativi di Napoli e dei napoletani. Oltre ai contenuti, sono da considerare le esecuzioni delle musiche, smisuratamente favoleggianti, il cui poco coinvolgimento è stato proporzionale all’entusiasmo finale del pubblico.

Ambra Benvenuto

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