09 giugno 2026

Leonardotheka, la piattaforma online che riunisce i manoscritti di Leonardo

di

Dopo oltre 400 anni di dispersione, Leonardotheka riunisce online il Codice Atlantico e i fogli di Windsor, offrendo una nuova lettura dei manoscritti di Leonardo e del suo geniale processo creativo

Codice Atlantico, f. 399r + RCIN 912345r , c. Veneranda Biblioteca Ambrosiana, c. Royal Collection Enterprises Ltd 2026 Royal Collection Trust

I manoscritti di Leonardo da Vinci tornano finalmente a dialogare, non in una sala museale o in una mostra temporanea ma all’interno di una piattaforma digitale che promette di cambiare il modo in cui studiosi e pubblico possono esplorare l’eredità del maestro toscano. Presentata l’8 giugno 2026 all’Ambasciata d’Italia a Londra, Leonardotheka riunisce per la prima volta in un unico ambiente di ricerca le due principali raccolte di scritti e disegni di Leonardo: il Codice Atlantico conservato presso la Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano e i fogli della Royal Collection custoditi a Windsor.

Una rete di partener istituzionali

Il progetto, promosso dal Museo Galileo di Firenze in collaborazione con il Royal Collection Trust, la Biblioteca Ambrosiana e la Biblioteca Leonardiana di Vinci, rappresenta il risultato di quasi dieci anni di lavoro e costituisce oggi la più vasta risorsa digitale esistente dedicata ai manoscritti leonardiani.

La Leonardotheka è uno strumento di ricerca avanzato che consente di attraversare circa 3500 pagine di manoscritti, immagini, disegni, appunti scientifici e studi figurativi prodotti da Leonardo dalla metà degli anni Settanta del Quattrocento fino alla morte, nel 1519. Un patrimonio che, già dalla fine del Cinquecento, era stato irrimediabilmente frammentato.

La lunga dispersione dei manoscritti di Leonardo

La storia dei manoscritti di Leonardo da Vinci è, fin dall’inizio, una storia di dispersioni, passaggi di mano, smembramenti e ricomposizioni parziali. Nel 1517, quando Antonio de Beatis visitò Leonardo ad Amboise, presso l’artista risultava ancora conservata una «Infinità di volumi» dedicati all’anatomia, alla natura delle acque, alle macchine e ad altri ambiti di ricerca. Alla morte di Leonardo, nel 1519, il nucleo principale delle carte passò per volontà testamentaria all’allievo Francesco Melzi, che nel 1523 le riportò a Milano, nella villa di Vaprio d’Adda. Dopo la morte di Melzi, tuttavia, il patrimonio manoscritto iniziò a frammentarsi: alcuni codici furono sottratti, altri ceduti, altri ancora finirono in raccolte diverse. Dei 18 manoscritti citati nella tradizione del Trattato della pittura, solo sei sono oggi noti.

Il passaggio decisivo avvenne alla fine del Cinquecento, quando lo scultore Pompeo Leoni entrò in possesso di un numero consistente di manoscritti e fogli leonardiani. Nel tentativo di ordinare quel materiale, Leoni intervenne in modo radicale, smembrando taccuini e fogli sciolti e distribuendoli in nuove raccolte costruite secondo criteri non più originari. Da questa operazione nacquero due grandi insiemi: il primo, più consistente e dedicato soprattutto agli scritti tecnici e scientifici, sarebbe poi diventato il Codice Atlantico. Il secondo, formato da disegni figurativi, anatomici, paesaggistici e naturalistici, avrebbe seguito un’altra traiettoria fino a entrare, nel XVII secolo, nella Royal Collection britannica.

Anche dopo l’intervento di Leoni, le vicende delle carte leonardiane continuarono a essere complesse. Tra il 1622 e il 1630 il Codice Atlantico e altri manoscritti furono acquistati dal conte Galeazzo Arconati, che nel 1637 donò il nucleo principale alla Biblioteca Ambrosiana di Milano. Nel 1796, durante le requisizioni napoleoniche, il Codice e altri manoscritti furono trasferiti a Parigi, quindi, dopo la caduta di Napoleone, nel 1815, solo il Codice Atlantico rientrò all’Ambrosiana, mentre altri codici rimasero in Francia presso l’Institut de France.  Nell’Ottocento ulteriori sottrazioni e passaggi di proprietà, come quelli legati al bibliofilo Guglielmo Libri, contribuirono a complicare ancora di più la geografia dei manoscritti vinciani.

Leonardotheka 2.0: i manoscritti di Leonardo online

Con Leonardotheka 2.0 questa frattura storica viene almeno in parte ricomposta. La piattaforma integra infatti i 1.119 fogli del Codice Atlantico con circa 550 disegni conservati a Windsor, permettendo di consultarli sia come archivi autonomi sia come un unico corpus documentario.

La novità riguarda proprio la possibilità di ricostruire virtualmente lo stato originario dei manoscritti prima dell’intervento di Leoni. Attraverso un lungo lavoro di ricerca sono state realizzate circa cinquanta ricomposizioni certe, reinserendo digitalmente piccoli frammenti conservati in Inghilterra nelle pagine del Codice Atlantico da cui provenivano originariamente.

Uno degli esempi più significativa riguarda il ricongiungimento di un disegno di cavallo conservato a Windsor con un appunto relativo al monumento equestre del Regisole di Pavia presente nel Codice Atlantico. La ricomposizione restituisce probabilmente il momento stesso in cui Leonardo elaborò uno dei primi studi per il monumento dedicato a Francesco Sforza, uno dei suoi progetti più ambiziosi e mai completati.

Per arrivare a questi risultati è stato necessario incrociare dati materiali e filologici: dimensioni della carta, filigrane, tecniche di scrittura, preparazione dei supporti e caratteristiche degli inchiostri. Informazioni che oggi diventano a loro volta strumenti di navigazione all’interno della piattaforma.

Leonardotheka offre infatti diverse modalità di accesso ai contenuti. Oltre alla consultazione delle immagini ad alta definizione, è possibile utilizzare indici tematici, bibliografie, trascrizioni, apparati critici e una sofisticata ricerca avanzata basata sulle caratteristiche fisiche dei documenti. Le nuove sezioni dedicate alle filigrane, alle ricomposizioni e allo studio comparato consentono inoltre di confrontare più fogli contemporaneamente attraverso una sorta di tavolo virtuale di lavoro.

L’importanza delle digital humanities

Il progetto rappresenta anche un caso di applicazione delle digital humanities al patrimonio storico. Come ha sottolineato Roberto Ferrari, direttore esecutivo del Museo Galileo, Leonardotheka intende affermare un modello in cui le istituzioni culturali mantengono il controllo scientifico e intellettuale delle proprie piattaforme digitali, evitando sia la dispersione in grandi archivi generalisti sia la trasformazione del patrimonio culturale in semplice prodotto commerciale.

«Leonardotheka è uno strumento che mette a disposizione degli studiosi del mondo intero inaudite possibilità di esplorazione dell’enorme e prezioso tesoro di informazioni contenuto nei manoscritti di Leonardo da Vinci», ha dichiarato Paolo Galluzzi, presidente emerito del Museo Galileo e responsabile scientifico del progetto. Secondo Galluzzi, la nuova piattaforma inaugura «Una nuova ed estremamente promettente stagione di studi sull’eredità artistica, scientifica e letteraria del Genio di Vinci».

L’iniziativa si inserisce nella lunga attività del Museo Galileo, istituzione fondata nel 1925 e oggi considerata uno dei principali centri internazionali per la storia della scienza. Negli ultimi anni il museo fiorentino ha sviluppato numerosi progetti dedicati alla digitalizzazione e alla valorizzazione del patrimonio documentario, consolidando il proprio ruolo di ponte tra ricerca umanistica e innovazione tecnologica.

La Leonardotheka punta a ricostruire relazioni perdute, rendere nuovamente leggibili i processi creativi di Leonardo e restituire una visione più vicina alla complessità originaria del suo archivio. Un archivio che, dopo oltre 400 anni di dispersione, torna oggi a essere consultabile come un unico organismo di idee, immagini e intuizioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui