Chiariamo ogni equivoco; la parola Utopia evoca ormai corsi e ricorsi storici, meritevoli di una mostra omaggio. Una antologica quindi? La solita collettiva o, addirittura, una tematica nostalgica? No, Stazione Utopia è tutt’altro; i contenuti valgono una biennale e l’idea genera l’evento.
Come importante tappa di un percorso che coinvolge lo IUAV di Venezia, la Kunst Haus di Munchen, e tanti altri, i curatori hanno invitato 160 artisti a cimentarsi con il
Il processo è aperto, il gruppo che ha intrapreso un lungo viaggio verso l’Utopia ha fatto tappa a Venezia. Tanti possono ancora passare, guardare, parlare o riposarsi. Ciascuno potrà aggiungere qualcosa, ma già in partenza la collezione è ricca.
Dietro ogni porta della Stazione Utopia c’è un ampio universo. Prendiamo ad esempio una delle salette allestite, quella in fondo a destra: vale un salone di architettura. Su due pareti si fronteggiano i mostri sacri Rem Koolhaas e Arata Isozaki, il primo con un collage, il secondo con l’irreale progetto di concorso per la stazione di Firenze. Al centro una sequenza di vignette tracciate a pennarello su cartoncino: lo stile e l’ironia sono inequivocabilmente quelli del grande utopista francese Yona Friedman. E’ emozionante rintracciarne la matura attività: poche sagge parole, indirizzate ai bambini, ludiche come i suoi recenti lavori. Nella
La varietà è ampia. Ci sono le patate in naturale evoluzione, la tavola rotonda sul mediterraneo, Yoko Ono che invita a timbrare tutto e tutti con “peace”, video, manifesti, panche per socializzare, e tanti altri motivi per fare tappa in questa stazione della ricerca artistica e architettonica, rivalutando la fatica con cui si è attraversato i precedenti padiglioni.
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cari Obrist & co.
per vivere si può vendere fumo:
negli ampi spazi delle Biennali e dei Musei
é abbastanza volatile da non dar fastidio